Tifosi scatenati sul web: sono anni che soffriamo

4 Novembre 2014

Sulla pagina Facebook del Centro: «Gesto da idioti». Ma c’è chi avverte: quest’anno non deve finire male

PESCARA. Tante le reazioni sui social network dopo che il presidente Daniele Sebastiani è stato svegliato in piena notte tra sabato e domenica dai rumori di alcuni petardi esplosi davanti alla sua abitazione. I commenti sono di diverso tenore: chi condanna, chi in parte giustifica. Eccone alcuni apparsi sulla pagina Facebook del Centro. Ad aprire le danze c’è Gioconda che boccia subito la vicenda incresciosa. «Ecco l'italiano idiota», si legge nel suo pensiero, «nella performance preferita».

Poco dopo Germano scrive. «Non giustifico l'azione fatta da questi tifosi, ma mi meraviglia che ciò non viene attuato per la politica. Ci sono state civili proteste in precedenze sulla gestione della Pescara Calcio ma come in politica nessuno dà il giusto valore al disaccordo del “popolo” ed in più si viene offesi dicendo che andare allo stadio non costa nulla! Non scandalizziamoci su gesti simili». Poi arriva il turno di Kevin. «Sebastià, quest'anno non la passate liscia!»

La replica arriva dalla nota di Luca. «La cosa buona è che chi minaccia su fb ha nome e cognome. Spero che domani la società venda le quote e finisca il calcio a Pescara». Rita non condivide il gesto. «Vorrei vedere se gli capitasse un bel petardo in mano al tipo che si è tanto divertito a fare una cosa del genere... allora sì che so cavoli amari» Ilaria, invece, dice. «Chi non è tifoso non può capire, la rabbia che abbiamo in questo momento , il gesto è brutto, ma la colpa è solo dei dirigenti». Valentina prova a calmare gli animi. «Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di calcio, ossia uno sport. È proprio vero, l'italiano medio reagisce solo se gli tocchi il calcio». Antonio suggerisce un’altra soluzione. «Basterebbe non andare allo stadio per protesta» .

Gianni invita tutti alla calma. «Questo no cari tifosi, non esagerate. Spero che il presidente metta mano alla società altrimenti lasci, ma lasciamo la violenza a casa».

(g.t.)

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