Tomei, l’ascesa del “russo” diventato l’ombra di Eusebio
PESCARA. Francesco Tomei non è soltanto il secondo di Eusebio Di Francesco. E’ la sua ombra silenziosa, un pescarese doc che ama lavorare lontano dalle luci della ribalta. Silenzioso e laborioso. E’...
PESCARA. Francesco Tomei non è soltanto il secondo di Eusebio Di Francesco. E’ la sua ombra silenziosa, un pescarese doc che ama lavorare lontano dalle luci della ribalta. Silenzioso e laborioso. E’ il primo assistente di Di Francesco dal 2009 quando entrambi erano alla Berretti del Pescara. Eusebio era reduce dall’esperienza (negativa) di Lanciano e il suo vice Marini aveva preso altre strade. I due si conoscevano da ragazzi. Tomei viveva a San Giovanni Teatino, di fronte all’hotel Dragonara di proprietà della famiglia di Eusebio. Non si sono mai persi di vista, ma nel 2009 hanno stretto un patto di lavoro che li ha portati fino alla serie A e all’Europa League. Francesco Tomei, oggi 45 anni, sposato con la signora Marcella e padre di Caterina di 4 anni, all’epoca era in possesso del patentino di allenatore di base e da un paio di anni aveva appeso le scarpe al chiodo. Dalla Berretti del Pescara, nel gennaio del 2010, alla prima squadra il passo è stato breve. Poi, la promozione ai play off, la festa per la serie B e il primo anno nei cadetti. Nel 2011 l’esperienza di Lecce, chiusa con un esonero. E poi la ripartenza di Sassuolo, una favola che deve scrivere ancora pagine di storia. Tomei, calcisticamente parlando, nasce nell’Ursus e poi viene acquistato dal Chieti di Mancaniello. All’inizio degli anni Novanta era uno dei difensori più promettenti. Vari stage con le nazionali giovanili. Era un terzino sinistro dalla grande forza fisica. Fu Gianni Balugani a cambiargli ruolo, portandolo al centro della difesa. Un’intuizione che gli ha permesso di aprire nuovi orizzonti. Sogni di gloria spezzati da un grave infortunio, a Salerno, proprio quando stava per spiccare il grande salto dalla serie C alla B. La carriera poi si è sviluppata ad Ancona, Ferrara, Pisa, Padova, Ravenna, Fermana e, infine, di nuovo, a Chieti. Ha smesso a 35 anni il “russo”, un nomignolo affibiatogli da Luca Leone, oggi ds del Pescara e all’epoca compagno di squadra a Chieti. Il “russo” perché parlava poco e in campo non concedeva sconti. Un po’ come Vierchowod, l’ex stopper di Sampdoria, Roma e Juve. Il “russo” anche perché amava leggere molto e spesso sceglieva autori della vecchia Unione Sovietica. Silente, ma efficace, proprio come deve essere un buon allenatore in seconda. (r.c.)
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