Totti: io, l’ira di Ilary e quel giorno che Spalletti mi umiliò

28 Settembre 2018

Nell’autobiografia l’ex capitano della Roma racconta la rottura con il tecnico nel 2016 e altri aneddoti 

ROMA. Francesco Totti ieri ha compiuto 42 anni, ma non è stato un compleanno come gli altri. Ieri sera, infatti, l'ex capitano giallorosso ha presentato al Colosseo la sua autobiografia, "Un capitano", davanti ad amici e colleghi, tra cui quelli della Roma scudettata del 2001 e i campioni del mondo azzurri del 2006. Tra gli invitati non c’era Luciano Spalletti, oggi allenatore dell’Inter e per diversi anni tecnico della Roma e dello stesso Totti.
Il rapporto tra i due è ai minimi storici e con l'uscita del libro, realizzato in collaborazione con il giornalista Paolo Condò, sono emersi nuovi dettagli circa gli episodi che hanno allontanato i due. Il primo grande caso che fece scalpore fu l'esclusione dalla lista dei convocati e conseguente 'cacciata' dal ritiro di Trigoria del numero 10 in occasione della sfida casalinga al Palermo, vinta 5-0 nel febbraio del 2016. La questione del rinnovo contrattuale era ancora in bilico quando Totti decise, a 24 ore dal match contro i siciliani, di rilasciare un'intervista alla Rai in cui chiedeva più rispetto della società nei suoi confronti. Quelle parole, però, non piacquero neanche a Luciano Spalletti che, l'indomani, ebbe una discussione con l'attaccante classe '76. «Sono seduto in un angolo da solo a far colazione, lontano da Spalletti e lo staff», scrive Totti nel suo libro. «Mi viene a chiamare Vito Scala e mi dice che il mister vuole parlarmi a proposito dell'intervista. Così andiamo in una sala riunioni e lui ha in mano la rassegna stampa e la agita come fosse un randello. «Che cosa devo fare io adesso?». Se lo chiede tre volte in tono sempre più spazientito. «Mister, ma ha sentito l'intervista? Guardi che Vito l'ha registrata...». «Non me ne frega niente dell'intervista, conta quello che c'è scritto qui, sui giornali». «Guardi che di lei ho parlato soltanto bene, è alla società che ho chiesto più rispetto». Gli do del lei, a memoria è la prima volta: un evidente segno del gelo sceso ormai fra noi. Andiamo avanti a lungo, io per chiarire e lui per ribadire la sua irritazione. «Basta, inutile proseguire, tanto non capisci. Hai sbagliato, e adesso vai a casa». È la punizione più umiliante. Cacciato da Trigoria. Io. Cacciato da casa mia. Tremo dalla rabbia. Dopo un lungo silenzio, affilo le parole più taglienti che mi vengono in quel momento. «Molto bene, accetto la sua punizione. Vedremo se sarò io o sarà lei a pagarne le conseguenze». «Mi stai per caso minacciando?».
«Lei sa che a Roma la gente è dalla mia parte. Io ho soltanto parlato bene di lei, eppure mi vuole cacciare. Si assuma le sue responsabilità». «Tu ormai sei come gli altri, dimenticati di quando eri insostituibile». «Vigliacco, adesso che non ti servo più mi rompi il c.... eh? Sei tornato qui con una missione, portala a termine».
«Me ne vado stremato», scrive ancora Totti, «un quarto d'ora dopo suono il campanello a casa e mia moglie rimane stupefatta. La partita con il Palermo è in notturna, ma escludo di andare all'Olimpico. Ed è qui che Ilary - spalleggiata da Vito che le dà ragione - prende il controllo della situazione: «Invece allo stadio ci andiamo tutti: noi, amici, parenti, tutti. Non hai nulla da nascondere né da farti perdonare, anzi. Se questa sera non andiamo allo stadio io ti pianto. Non sopporterei l'idea che ti pieghi alle ingiustizie». Dettata dall'amore, ma è una bella minaccia". L'ex capitano della Roma decise quindi di andare all'Olimpico e prima della partita passò dallo spogliatoi. «Spalletti mi chiede cosa ci facevo lì e io rispondo che un capitano va sempre a salutare i compagni», continua Totti. «Poi vengo a sapere che il mister è stato fischiato alla lettura delle formazioni. Mi dirigo verso la tribuna ed è un percorso ansioso perché mi vengono in mente mille pensieri e soprattutto mi chiedo cosa aspettarmi una volta uscito allo scoperto, lì dove tutti potranno vedermi. Solo applausi. Una standing ovation, addirittura, un boato appena compaio in tribuna».
Altro episodio del burrascoso rapporto con Spalletti a Bergamo quando «arrivarono in quattro perché stavamo arrivando alle mani». Una considerazione, tra le altre, su Pavel Nedved: «Un piagnone allucinante».