Tra ricordi e aneddoti: anche le stelle abruzzesi a bocca aperta davanti al suo gancio cielo

11 Marzo 2017

PESCARA. Generazioni di cestisti hanno ammirato i Lakers di Kareem Abdul-Jabbar che è stato, assieme a Magic Johnson, il protagonista dei Los Angeles Lakers. Negli anni ’80 hanno battagliato con i...

PESCARA. Generazioni di cestisti hanno ammirato i Lakers di Kareem Abdul-Jabbar che è stato, assieme a Magic Johnson, il protagonista dei Los Angeles Lakers. Negli anni ’80 hanno battagliato con i Boston Celtics guidati in campo da Larry Bird, producendo vittorie e spettacolo. Anche i cestisti italiani – e abruzzesi – hanno ricordi indelebili del centro americano.

Marco Mordente (37 anni, teramano, ex play maker di Milano, Reggio Calabria, Treviso e della Nazionale): «Jabbar è un mito. Avevo più o meno 10 anni, forse, anche meno, e scoprii questo gigante del basket comprando un paio di Adidas che portavano il suo nome. C'era la sua faccia sulla linguetta e sono diventato tifoso dei Lakers. Era il periodo della grande rivalità tra Lakers e Celtic, con mio fratello che tifava per Boston e per Larry Bird. In casa era un derby. Il suo gancio cielo ha fatto la storia. Un personaggio straordinario, grande uomo a prescindere dal basket. Mi piacerebbe incontrarlo, sarebbe un vero onore»

Ivan Bisson (70 anni, vive a Roseto, ex ala di Udine e Varese, inserito nella Italia Basket Hall of Fame): «Lui è il mito del basket. Non possiamo fare paragoni. Paragonarsi a lui è come pensare di andare su Marte per qualsiasi comune mortale. Da ragazzo ho giocato nel suo college, emozione unica, ma non ho mai avuto la possibilità di incontrarlo. Gancio cielo? Inimitabile anche se c'era Flaborea che giocava con me e che lo faceva. È il giocatore più importante della storia della Nba. Ruolo straordinario il suo, perché di pivot così non ci sono più. Era molto tecnico nonostante la sua statura, a me piaceva tanto. Quando giocavo era difficile vedere spezzoni di partite della Nba, ma in quelle poche immagini già si vedeva che era di altro pianeta».

Claudio Capone (52 anni, teatino, ex play di Caserta, Avellino, Trieste, Roma e Fabriano): «Le prime immagini della Nba le ho viste quando davano in tv le partite dei Lakers. Jabbar è l'icona della palla a spicchi. Lui e Larry Bird in tutti gli anni '80 hanno fatto la storia della Nba. Mi svegliavo di notte per vedere le finali play off tra Los Angeles e Boston,. Il gancio cielo è il suo marchio inconfondibile. Con le sue braccia lunghissime in massima estensione superava l'anello del canestro. Diciamo che era una schiacciata a due metri dal canestro. Esecuzione di una difficoltà mostruosa. Giocatore immarcabile, troppo intelligente. Portava l'avversario dove voleva lui, il suo gancio era eseguito anche senza palleggio e non c'è nessuno come lui. Ha fatto la storia del basket, un leader silenzioso dei Lakers, con Magic Johnson trascinatore. La sua leadership nel basket ha fatto storia».

Stefano Mancinelli (33 anni, di Chieti, stella della Fortitudo Bologna, è stato capitano della Nazionale italiana): «Jabbar è nella top five della Nba e nel suo ruolo non ha eguali. Ero tifoso di Magic e guardavo i Lakers, che dire? Il suo gancio cielo era qualcosa di straordinario. Di Jabbar ne nascono uno ogni 50 anni. Anche Shaquille O'neal era forte, ma Jabbar era più tecnico. Anche Yao Ming è altissimo, ma non è equiparabile a Jabbar. Sabonis, che forse passava meglio la palla, era simile, ma non come Kareem. Un 2.20 che ha quella tecnica non è facile da trovare. Per l'Abruzzo è un grande onore averlo come ospite. Non ci siamo mai incrociati e mi piacerebbe farlo un giorno. Sono stato a cena con Jordan a Bologna, insieme a Belinelli. Ragazzi, che sballo. Ho giocato contro Anthony e Lebron, James. Il suo impegno a livello sociale e politico fa solo bene al basket un personaggio del genere».

Stefano Rajola (46 anni, pescarese, play maker dell’Amatori ed ex Reggio Calabria, Teramo e Napoli): «Sono da sempre tifoso dei Lakers e per me Jabbar e Magic Jonshon sono stati gli idoli da bambino. Jabbar ha segnato un epoca ed è un mito del basket senza dubbi. Il suo gancio cielo mi faceva impazzire, ci sono stati giocatori della sua stazza e del suo ruolo nella Nba, ma con la sua tecnica nessuno. Credo che per Pescara rappresenti un evento unico, straordinario. Lui insieme a Bryant, Jordan, James sono i giocatori più forti della storia della Nba. Avevo forse 10 anni e per vedere le sue partite dovevi sintonizzarti su Tv Koper Capodistria, ricordo ancora il quintetto dei sogni con Earvin "Magic" Johnson, Byron Scott, James Worthy, A.C. Green e Kareem Abdul-Jabbar. Sono cresciuto a pane e Lakers e ho avuto anche un tecnico, Stefano Carmenati, che mi ha allenato a Napoli, che è stato il vice di Jabbar nella seconda lega statunitense». (l.d.m.)

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