Troppa poca Italia Anche la Francia fa vacanze romane
Parisse subito in meta e venti minuti accettabili Poi emerge il divario: quarta sconfitta su quattro
INVIATO A ROMA. Se pure Simone Favaro di cui gira un scherzoso “santino” con il motto «Ovunque proteggimi» e dalle chiare doti difensive sbaglia sei placcaggi su 16 e il bottino in difesa di Sergio Parisse è di tre su sei, e tutta l’Italia viene bucata 54 volte su 157 faccia a faccia diretti (35%), si comprende la causa principale della sconfitta severa di ieri. Per inciso i Bleus hanno sbagliato 12 placcaggi su 160, meno del 10%. Un 40-18 dove gli azzurri hanno aperto al 3’ e chiuso all’81 con due mete il match, ma sono rimasti a guardare tutta la ripresa subendo altre tre mete. Aggiungete i troppi falli concessi in mischia, segnale di un pack mai così in difficoltà, e si misura lo scarto della mezzora in meno in cui siamo stati in partita fra Inghilterra (17-15 al 72’) e la Francia (11-16 al 42’) prima che gli avversari dilagassero.
E il paradosso per i 51.777 spettatori di ieri è stato vedere gli azzurri con più possesso (55%) e più territorio (60%) ma evidentemente meno efficacia. I francesi hanno percorso 870 metri di campo contro i 360 italiani. Ogni corsa al largo dei trequarti e delle terze linee francesi (Picamoles e Gourdon su tutti) è stata un brivido e alla fine decisiva (mete del centro Fickou, dell’ala Vakatawa e dell’estremo Dulin oltre al numero 8 Picamoles).
È stato incredibile nella ripresa vedere le maul avanzanti dell’Italia mettere in crisi i francesi, assediati per 15 minuti nella loro difesa, in cambio di 0 punti. Oppure nel primo tempo, azzurri sopra nel punteggio, vedere un attacco di cinque contro uno con la palla che da un pilone vola all’ala tagliando fuori gli altri tre della linea e pure la possibilità facile di segnare dato il sovrannumero. Si è rivista anche la ruck fantasma, ma il neozelandese O’Keeffe è stato molto preciso nel bocciare le esecuzioni al limite e dopo l’avvio lo schema è svanito. Un passo indietro deciso pensando al 23-21 di Parigi lo scorso anno con Brunel. E a sette giorni dalla partita contro la Scozia, il primo bilancio della gestione di Conor O’Shea si sta profilando come l’ormai 12esimo ultimo posto in 18 edizioni. Si può ancora evitare che sia la settima volta a zero punti. Mentre l’Inghilterra ha già bissato il titolo con un turno d’anticipo e l’Irlanda può solo negarle grande slam e record del mondo. Tornando agli azzurri, si deve capire se l’Italia a Londra avesse o meno 70’ minuti sulle gambe grazie allo schema di Venter che ha affaticato di meno la difesa, o se sono reali i 42 minuti di ieri. Di certo nessuno si può permettere una difesa che lascia passare gli avversari una volta su tre (sul podio dei placcatori oltre a Favaro con 10 ci sono due trequarti: McLean e Canna con 9, altro indizio inquietante).
L’avvio travolgente con la meta spettacolare di Parisse lanciato da un finta di Canna ad assorbire due difensori è sembrato l’avvio felice del 2013. Subito dopo l’azione nata da touche in cui Parisse ha lanciato Van Schalkwyk fino al citato sovrannumero in cui Cittadini s’è trovato nell’infelice ruolo di playmaker, ha dato l’illusione di una continuità. E subito dopo quando una punizione a 9 metri dalla meta è stata piazzata da Canna e non giocata (parziale 8-3), è sembrata una buona scelta di Parisse: razionale. La sveglia l’ha data Fickou al 20’ quando l’Italia ha calciato nei 22 avversari senza far salire la solita rete difensiva, permettendo ai tre quarti francesi di risalire tutto il campo e al primo stop il centro del Tolosa ha girato attorno ai suoi guardiani per lo sprint fra i pali. Canna ha ricucito sull’11-13 al 27’ ma poi per un’ora l’Italia non più segnato.
Nella ripresa la Francia accelera, mentre l’Italia mostra falle nella fase del primo placcaggio, aprendo voragini profonde spesso recuperate all’ultimo. In sostanza poteva essere peggio. Al 47’ da una maul nata sugli sviluppi di una touche, l’ala Vakatawa sbuca alle spalle del pack infilando un corridoio senza fermate in meta. Al 57’ l’ennesima incompiuta azzurra al termine di una lunga sequenza di possesso: touche a 5 metri azzurra, e drive italiano che insiste in cerca di un pertugio, poi di colpo al largo dove Bronzini si fa strada a spallate e si tuffa in meta abbracciato da Dulin e Picamoles. Sembra meta, ma l’esperienza del numero 8 dei Bleus nel tenere il braccio sotto l’ovale e quindi sollevato dal terreno, convincono il Tmo che non è meta. Ancora Picamoles e poi Dulin trovano autostrade per fissare vittoria e bonus mete, mentre a partita finita l’Italia si impone di finire in avanti con l’acuto di Esposito.
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