Trovarello: troppi mugugni dalla tribuna

Eccellenza, il ds del Chieti: «La squadra va solo elogiata. Gli errori? Colpa del campo»
Campionato chiuso? Neanche per idea. Questo, almeno, si augurano le inseguitrici della capolista Chieti, per nulla scoraggiate dall'attuale distacco. Arrivato a toccare i 5 punti (massimo stagionale per i ragazzi di Lucarelli) grazie ai rocamboleschi finali di gara vissuti sia all'Angelini che alla Cittadella dello sport di Sambuceto. Ad una manciata di minuti dal termine dei due incontri, con i neroverdi bloccati sul pari dai Nerostellati, ed i viola in vantaggio sull'Alba Adriatica, la situazione vedeva infatti il Chieti primo a quota 46, seguito ad una sola lunghezza di ritardo dalla squadra di Del Zotti. Raggiunta a tempo scaduto (e con pieno merito) dalla squadra di Izzotti, mentre un gol del cecchino Miccichè condannava al quinto ko di fila i pratolani.
Insomma, una vera e propria altalena di emozioni e di stravolgimenti di classifica, che la dicono lunga circa l'imprevedibilità dell'attuale campionato di Eccellenza. Altrettanto combattuto, sia nella cosiddetta zona play off che in quella play out. Unica eccezione, il fanalino di coda Martinsicuro, che pur onorando settimanalmente i propri incontri, appare irrimediabilmente destinato alla retrocessione diretta. Tornando alla capolista ed al successo di misura ottenuto domenica all'Angelini, va registrato lo sfogo del ds Omar Trovarello, al quale non sono andati giù i mugugni di una parte del pubblico di casa. «Questi ragazzi», tuona il dirigente neroverde, «meritano solo elogi, perché stanno facendo cose davvero straordinarie, e tutt'altro che scontate. E se a volte gli capita di non riuscire ad essere anche spettacolari, lo si deve soprattutto alle condizioni del nostro terreno di gioco, che impedisce loro di gestire al meglio il pallone. Che a causa dei suoi rimbalzi irregolari manda spesso e volentieri fuori tempo le giocate della nostra squadra, favorendo invece chi deve difendersi. Ecco perché», sottolinea Trovarello, arrivando al punto, «sono dispiaciuto nel sentire critiche per un pallone non stoppato bene o per un assist impreciso. Frasi ingenerose nei confronti di gente che in campo lotta e dà il massimo, dal primo all'ultimo minuto di gioco. E non mi riferisco solo ai titolari ma anche, e soprattutto, a chi gioca meno, tipo Rodia, Calvarese, Pacella, Di Ciccio, Ronzino e Di Marco. Atleti che ogni qualvolta sono chiamati in causa, rispondono sempre al meglio, con prove generose e spesso determinanti. A conferma», conclude il ds del Chieti, «dell'indiscusso valore di un organico tanto forte quanto professionale. Un organico che, proprio per i motivi sopra enunciati, non mi stancherò mai di difendere».
Altra società a cui l'ultima domenica è andata di traverso è quella del Delfino Flacco Porto. E non solo per la sconfitta interna patita ad opera del Cupello. «Ci mancherebbe altro, visto che in campo ci sta anche di perdere», sottolinea il presidente dei portuali Quinto Paluzzi, per poi aggiungere, «quel che non ci è andato giù è l'episodio che ha determinato l'espulsione, a metà ripresa, del nostro Giannini. Reo di aver spintonato un avversario, stando alla versione di un collaboratore di linea. Che ha però omesso di segnalare le scorrettezze di un atleta ospite, che pur avendo strattonato e poi colpito in testa un nostro giocatore, e le immagini televisive non danno adito a dubbi, l'ha passata liscia. E questo non ci sta bene, dato che se esiste un regolamento», conclude Paluzzi, «andrebbe applicato nei confronti di entrambe le squadre».
Stefano De Cristofaro
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