Tsitsipas, da Francavilla al trionfo Atp di Londra

Il greco nel 2017 era agli Internazionali d’Abruzzo e fu eliminato al primo turno Il direttore Del Federico: «Adora le cozze e non ha dimenticato questa terra»
FRANCAVILLA . Da Francavilla a Londra. Dal Challenger alle Finals. Dall'eliminazione al primo turno, al successo nel Master tra i migliori otto tennisti al mondo. In meno di tre anni. Domenica sera Stefanos Tsitsipas, 21 anni, ha vinto il torneo londinese che chiude la stagione, battendo in finale lo svizzero Dominic Thiem, dopo aver eliminato nella semifinale un certo Roger Federer.
Una vittoria che ha il sapore della consacrazione per il giovane atleta greco, attuale numero 6 al mondo, che durante il suo fulmineo percorso di crescita è passato anche dalla cittadina adriatica. Era l'aprile del 2017 e un ragazzo appena maggiorenne venne invitato alla prima edizione degli Internazionali di Francavilla dal direttore Luca Del Federico. Che adesso lo ricorda con affetto e un pizzico di nostalgia: «All'inizio di quel torneo era il numero 206 nella classifica Atp e non fece un figurone. Fu eliminato al primo turno da Alessandro Giannessi, ma la loro partita è passata alla storia non tanto per il lato sportivo. Iniziarono nel pomeriggio e Giannessi vinse il primo set. Nel secondo Tsitsipas era avanti 4-2, ma il suo avversario chiese la sospensione per oscurità. La sera ci fermammo a cena al circolo e quel giovanotto greco mangiò tre piatti di impepata di cozze. Il giorno dopo in campo non riusciva a muoversi e alla ripresa fece solo due punti in tutto il set». E continua: «In quei giorni in cui alloggiava all'hotel Le Nazioni a Montesilvano, spesso era ospite a casa mia. Voleva la pasta senza glutine, mettendo in crisi mia moglie che non sapeva dove trovarla. Ma io le dicevo: ricordati che stai cucinando al futuro top player del tennis mondiale. Lei neanche mi dava retta...». Del Federico legò parecchio anche con Apostolos, il papà di Stefanos: «Faceva il maestro di tennis, ma aveva smesso per seguire il figlio. Gli dissi che forse aveva fatto un azzardo, e lui mi rispose che se da lì a un anno Tsitsipas non fosse entrato nella top 100 avrebbe mollato. Ci arrivò l'ottobre successivo, sei mesi dopo la nostra chiacchierata». Un ragazzo umile, di una famiglia umile, a cui il talento, oggi, ha cambiato la vita: «Ricordo che dopo la sconfitta al primo turno fu il papà a organizzare il rientro il Grecia. Mi chiese aiuto per il trasferimento a Roma e insieme prenotammo un pullman per raggiungere Fiumicino da Pescara. Oggi credo non abbia più questi problemi», prosegue Del Federico sorridendo. Che fece anche da mediatore con un'azienda agroalimentare locale che lo avrebbe voluto come testimonial: «A giugno scorso stavamo per chiudere un contratto triennale da 400mila euro all'anno, ma alla fine i vertici della società non se la sentirono di fare quell'investimento e la cosa svanì. Oggi per averlo credo occorra cinque volte tanto». L'accordo saltato però non ha intaccato i rapporti tra Del Federico e la famiglia Tsitsipas. Si sono rivisti al Roland Garros qualche mese fa e Apostolos, il papà di Stefanos, ha confidato all'ex direttore del Challenger: «In questi anni abbiamo girato parecchio, visitato tanti paesi, conosciuto molte persone e vissuto esperienze diverse e divertenti. Ma Francavilla la porteremo sempre nel cuore. Lì ci siamo sentiti a casa».
Adriano De Stephanis
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