Valentina su Piccolo: senza di noi adesso stava sul molo di Livorno

LANCIANO. Salvaguardia del budget, ad ogni costo. Squadra da rifondare, anche se si è a gennaio. Prima le cessioni, oltre quelle già fatte di Piccolo, Paghera, Di Cecco, Pucino, poi gli acquisti....
LANCIANO. Salvaguardia del budget, ad ogni costo. Squadra da rifondare, anche se si è a gennaio. Prima le cessioni, oltre quelle già fatte di Piccolo, Paghera, Di Cecco, Pucino, poi gli acquisti. Nessuno viene cacciato, ma tutti sono cedibili e liberi di scegliere strade diverse da quella della Virtus, evitando, andando via, di dire delle menzogne sulla società sbandierando passione per i colori rossoneri dettate solo dai soldi. La presidentessa e il vicepresidente della Virtus, Valentina e Guglielmo Maio, hanno tracciato quella che è la linea che la società seguirà in questi giorni di mercato. Che, finora ha visto partenze eccellenti e nessun arrivo.
"Bisogna prima vendere perché si sta operando un mercato di rifondazione della squadra", ha precisato Guglielmo Maio, "stiamo facendo delle cessioni, poi arriveranno anche gli acquisti. La società non è malata, ha bisogno di un restyling per raggiunge la salvezza, per me ancora possibile perché non siamo morti. Noi teniamo al futuro del club, che viene prima di ogni singolo giocatore, anche di noi stessi, quindi dobbiamo operare pensando al budget. Se c'è qualcuno più bravo di noi che si faccia avanti". Quello che suona strano è che si faccia un'operazione di rifondazione a gennaio, solitamente un mercato di riparazione. "Perché in estate siamo voluti andare avanti, con generosità", ha precisato Maio jr, "perché da qui non cacciamo mai nessuno". "Io e la mia famiglia non abbiamo cacciato nessuno", ha ribadito la presidente Valentina, "sono circolate solo menzogne. Ho parlato, dopo Natale, prima con il gruppo storico e poi con tutta la squadra e ho detto loro che sul mio carro c'era posto per tutti, anche se bisognava fare dei sacrifici. Ho chiesto agli uomini, prima che ai giocatori, di rimanere con me. Ho chiesto una mano, ovvero di dilazionare i pagamenti, anche se avrei dato loro fino all'ultimo centesimo (per i ritardi arriveranno due punti di penalizzazione, ndc) Sono andati via. Hanno preso la strada migliore per loro e non la giudico, ma non abbiamo cacciato nessuno".
Le partenze finora registrate, per i Maio, non sono state poi affatto questioni cuore, passione, attaccamento alla maglia. Il riferimento è a Piccolo, e all'audio circolato nei giorni scorsi, nel quale parlava di una situazione drammatica all'interno della società, e diceva di aver rifiutato Pescara per rispetto dei tifosi rossoneri. "Ma quale maglia e colori! Se la società non avesse investito su Piccolo adesso stava al molo di Livorno!", si è inalberata la Maio. "La verità è che Piccolo è andato allo Spezia solo perché il Pescara gli ha offerto di meno (60.000 euro di meno l'anno, ndc). Anche Di Cecco è andato a Catania per lo stesso motivo, ma è il loro lavoro". "Paghera se n'è voluto andare", ha rimarcato Guglielmo, "che dovevo incatenarlo al cancello mentre piangeva? La realtà è che dall'anno scorso Paghera voleva andare via, poi gli abbiamo allungato il contratto ed è rimasto".
Insomma cessioni col dente avvelenato. E non sono finite. Dovrebbe arrivare quella di Carlo Mammarella, del capitano. La società non ha sentito il terzino che ha ricevuto un'offerta solo dalla Salernitana, che sta valutando. Su Bacinovic poi ci sarebbe l'Ascoli, su Marilungo Perugia e Modena, su Di Francesco il Novara. E gli arrivi? "Abbiamo un elenco, toccherà al ds Luca Leone scegliere le persone giuste", ha chiuso Maio, "e poi a D'Aversa lavorarci, per lui sarà ancora più stimolante". Chissà se il mister la pensa così. Non sarà di certo facile far arrivare giocatori in una squadra penultima, che deve avere uno o due punti di penalità e che si sta smantellando in onore del budget.
Teresa Di Rocco
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