Vegni: «L’Aquila nel cuore, il Giro non dimentica»

Il direttore della corsa rosa: «Doveroso tornarci a dieci anni dal sisma del 2009»
PESCARA. Voleva fare il calciatore, sognando di indossare la maglia giallorossa della Roma di cui è tifoso, invece si è ritrovato padre della corsa più affascinante d’Europa, il Giro d’Italia. Mauro Vegni, classe 1959, direttore della corsa rosa, illustra la 102ª edizione che toccherà la nostra regione, domani, con la tappa Vasto-L'Aquila e sabato, poi, con la partenza da Tortoreto Lido (arrivo a Pesaro). Il dirigente toscano di nascita, ma romano d’adozione a tutti gli effetti, racconta al Centro tutti i segreti e le curiosità dell’arrivo in Abruzzo, del significato della tappa con arrivo all’Aquila e del ritorno alla corsa rosa della Nippo-Fantini.
Vegni, domani il Giro torna in Abruzzo con la Vasto-L'Aquila. L’arrivo nel capoluogo ha un significato particolare.
«A dieci anni dalla tragedia del terremoto ci è sembrato doveroso puntare i riflettori sulla situazione attuale della città. Come è accaduto per Rigopiano, ma in passato anche per il Vajont, il Belice e via discorrendo, nel corso degli anni il Giro ha sempre raccontato la storia del Paese, gli aspetti positivi e pure le tragedie. Chiaramente, attraverso le immagini, sarà di nuovo possibile mostrare i paesaggi e le eccellenze dell’Abruzzo».
L’arrivo all’Aquila sarà anche un modo per incentivare il rilancio turistico della città?
«Certamente. Quella dell’Aquila va oltre la semplice tappa. Sarà una giornata particolare e molto emozionante. Verrà dato un segnale, facendo vedere le bellezze del territorio e per mettere in evidenza quello che è stato fatto e quello che c’è ancora da fare in una città che è stata martoriata nel 2009 da quel terribile terremoto. Il Giro era arrivato in città nel 2010 e non c’abbiamo pensato due volte di farlo tornare nel 2019».
Sarà comunque una grande festa.
«Certo, perchè non bisogna dimenticare che il Giro è soprattutto la festa degli italiani, grazie alla quale bambini, uomini e donne di tutte le età possono godersi un evento sportivo unico».
L’Abruzzo per Mauro Vegni che significato ha?
«Personalmente sono legato alla vostra terra. Mare, monti e paesaggi suggestivi. È una terra che apprezzo molto. Poi, quando sono qui, il pensiero va sempre a un mio vecchio amico, il compianto Vito Taccone. E, tra l’altro, conosco bene il Centro, il vostro giornale è sempre stato molto vicino al Giro d’Italia e alla Tirreno-Adriatico».
Il Giro ha sempre tenuto in grande considerazione l’Abruzzo, sarà così anche in futuro?
«È una regione che ama il ciclismo. Abbiamo sempre puntato sull’Abruzzo, ma anche per quanto riguarda la Tirreno-Adriatico. Non so il futuro cosa riserverà, ma fidatevi che la vostra regione è ben considerata».
Al Giro è tornata la NippoFantini.
«Sì, l’abbiamo invitata e siamo felici che partecipi. Noi vogliamo aiutare le realtà italiane che negli ultimi tempi vivono momenti di difficoltà. Serve anche per il rilancio del ciclismo nazionale che ultimamente sta facendo un po’ fatica».
Vegni, la 102ª edizione del Giro si preannuncia davvero molto avvincente.
«Sì, sarà una corsa innovativa e “coraggiosa”, una delle più dure degli ultimi venti anni. Mortirolo Gavia, saranno snodi molto duri. Gli ultimi 8-9 giorni saranno di fuoco come poche volte è accaduto prima. Ci sono 5-6 corridori in grado di vincere e la battaglia sarà avvincente fino alla fine»
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