Vezzali: il fuoco dentro per stupire il mondo

Campionessa, scrittrice ed ex parlamentare: «Mai accontentarsi»
RIPA TEATINA. Un premio alla carriera. Una carriera strepitosa scandita da numeri incredibili. Lei è Valentina Vezzali, autentica icona dello sport italiano, che questa sera a Ripa Teatina, nella serata conclusiva del “Festival Rocky Marciano”, riceverà appunto un riconoscimento, nel nome e nel ricordo di un mito della boxe, per tutto quello che ha rappresentato, in tanti anni, nel mondo della scherma. La Vezzali è la sportiva italiana che ha conquistato il maggior numero di medaglie d'oro olimpiche (sei ori, un argento e due bronzi), per lei anche sei titoli mondiali, cinque europei e undici coppe del mondo. Può e deve bastare, anche se ci sarebbe parecchio altro. Tutto partendo, comunque, da una precisa convinzione. «Atleti non si nasce», spiega la stessa Vezzali, «ma lo si diventa. E, quando uno sport piace, nessun traguardo deve essere considerato impossibile. Raggiunto un obiettivo, insomma, bisogna fissarne subito un altro, seguendo il fuoco che ti arde dentro».
Già, il fuoco. Altrimenti è difficile attraversare ben 23 anni di carriera ai massimi livelli, senza contare i primi successi giovanili ai quali è legata proprio la vittoria che Valentina continua a considerare come la più bella in assoluto. «Avevo dieci anni quando vinsi il mio primo campionato italiano. Dopo l’ultima stoccata vincente non feci in tempo a togliermi la maschera che mio padre era già in pedana per sollevarmi e farmi roteare in aria. Era felice, forse anche più di me. Morì qualche anno dopo senza riuscire a vedere tutto quanto quella bimbetta è poi riuscita a mettere assieme negli anni».Con talento, passione e tanta, tantissima determinazione. Un esempio su tutti. Portabandiera azzurra alle Olimpiadi di Londra del 2012 (due medaglie, bronzo nell'individuale e oro nel torneo a squadre) sembrava sul punto di ritirarsi, ma poi ci ripensò per tornare a gareggiare ai campionati mondiali di Bucarest del 2013 nemmeno tre mesi dopo la nascita del secondogenito Andrea.
Lontano dalla pedana. Ecco, gareggiare, specie a determinati livelli, significa ore e ore di allenamento, lunghe trasferte, tensioni da gestire prima di un impegno, ma per Valentina nulla sembra essere troppo. Come in pedana. E così si trova anche modo di mandare alle stampe due autobiografie, “A viso scoperto” e “Io, Valentina Vezzali”. Mettiamoci inoltre la partecipazione, da concorrente, al reality show televisivo “Ballando con le stelle” e poi eccola ancora pronta a mietere altri successi internazionali superando anche importanti infortuni con impegno e sacrificio.
Il mentore. Il segreto della “regina del fioretto mondiale”, entrata nel Guinness dei Primati come sportiva che ha vinto più medaglie d'oro consecutive ai Giochi olimpici, provò ad individuarlo il suo allenatore, il maestro Giulio Tomassini: «Credo risieda nel saper resettare tutto per poi ripartire da zero. Destrezza e reattività nella risposta, invece, la più grande dote in pedana. Valentina capisce cosa sta per fare l'avversaria e trova la contromossa per bloccare e toccare per prima. Fa la cosa giusta al momento giusto».
Non è roba da poco. Nella vita come nello sport. E poi c’è sempre quel fuoco dentro a spingere verso nuovi traguardi. «Ho avuto modo di conoscere Pietro Mennea, una splendida persona, e sono cresciuta guardando verso atleti dello spessore di Sara Simeoni e Deborah Compagnoni, autentici miti dello sport italiano. Bisogna comunque fare, impegnarsi, soprattutto decidere e non lasciare che altri lo facciano al nostro posto».
Nella serata di Ripa Teatina, un premio alla carriera nel nome di Rocky Marciano, da molti considerato il più grande pugile di tutti i tempi. «Mi piace la boxe, sono amica di Roberto Cammarelle con il quale ho avuto modo, tempo fa, di visitare il Museo del pugilato di Assisi. Tante storie, tanti cimeli ed il ring sul quale si disputarono le Olimpiadi di Roma del 1960. E’ stata una bella esperienza».
La mia palestra. Con i ricordi, dopo ogni sorta di trionfi, si può tornare su una pedana. Quella della palestra di scherma di Jesi, davvero una inesauribile fucina di talenti. «Dove ogni tanto pioveva dentro, ma dove ho anche avuto modo di incontrare una persona speciale come il maestro Ezio Triccoli in un ambiente serio ed appassionato», conclude la Vezzali, attuale dirigente federale dopo il mandato parlamentare della passata legislatura. «Conosco bene le difficoltà che si incontrano un po’ dappertutto nel trovare spazi idonei e nella gestione di una palestra, ma, purtroppo, in Italia, rispetto a tante altre nazioni, siamo ancora indietro come cultura sportiva. Credo sarebbe necessario, tra l’altro, rendere obbligatorio l’insegnante di scienze motorie già negli anni della scuola primaria affinché i bambini imparino subito a muoversi e a conoscere il proprio corpo. Specie nel momento attuale in cui ragazzi giocano magari tra loro da casa a casa davanti al computer e non tutti assieme all’aria aperta o in palestra».
Il messaggio parte da una ambasciatrice dello sport azzurro che solo due anni fa ha lasciato l’agonismo: «Nella vita devi fare sempre e solo ciò che senti ed ho sentito che era giunto il momento di smettere. Ma deve essere l'inizio di una nuova storia».Ovviamente.
Giuseppe Rendine
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

