«Vi racconto le abruzzesi della palla a spicchi»

Parla il tecnico della selezione femminile Ghilardi: andiamo avanti grazie alla passione dei dirigenti
ROSETO. Al Trofeo delle Regioni, la squadra Abruzzo femminile è guidata da coach Franco Ghilardi, uomo di grande esperienza che da parecchi anni si è dedicato ad allenare le ragazze sia con le squadre di club, che con le rappresentative regionali. La persona giusta con cui parlare della situazione dell’Abruzzo cestistico vestito di rosa: «È una pallacanestro che sta andando avanti grazie ai sacrifici di dirigenti molto volenterosi che pero ha difficoltà col reclutamento: purtroppo abbiamo numeri risicatissimi per cui la selezione avviene giocoforza su numero limitato. Speriamo che questa manifestazione nazionale possa aiutare a dare nuovo impulso a tutto il settore».
La presenza di nuovi atleti come la Zandalisini potrebbe aiutare a far sbocciare la febbre per il basket tra le ragazze?
«La “Zanda” è sicuramente uno dei migliori prospetti a livello europeo, tanto da essere seguita dagli americani della WNBA. Bisogna però anche considerare che come nazionale italiana nel ranking europeo siamo al secondo posto: significa che il settore giovanile sta lavorando bene».
Qual è il motivo per cui una ragazza si avvicina più facilmente ad altri sport piuttosto che al basket in rosa?
«Secondo me il vero problema è che questo sport qui dalle nostre parti continua ad esser vissuto come prettamente maschile: è vero che è uno sport di contatto, ma vi assicuro che le donne ci sanno giocare benissimo a pallacanestro, con la stessa grinta e cattiveria agonistica dei maschietti, se non di più».
Lei oramai si è praticamente specializzato ad allenare nel settore femminile.
«Sono tanti anni che alleno le ragazze, la mia ultima esperienza nella maschile fu una serie C ad Ortona non so più quanti anni fa. Mi piace allenare le ragazze, perché credono in quello che fanno, seguono i consigli del loro coach e sanno fare gruppo. Per me se un allenatore è bravo, si vede più qui che nella maschile, mondo dove puoi trovarti ad allenare atleti che anche da soli fanno la differenza. Con le donne invece, penso si veda un po’ di più la mano dell’allenatore».
In questo torneo, la squadra abruzzese a cosa punta?
«Nelle partite finora giocate, abbiamo avuto qualche difficoltà subendo la fisicità delle guardie e dei play avversari; diciamo che siamo la Cenerentola del gruppo, per cui tutto quello che riusciremo a fare andrà più che bene».
Ci sono tante ragazze che stanno giocando bene, forse la Coccia, guardia del Magic Chieti sembra potersi esprimere a buoni livelli.
«Purtroppo durante il torneo si è ammalata proprio mentre andava alla grande; abbiamo un buon gruppo, mi auguro che qualcuna delle nostre ragazze possa mettersi in evidenza, approfittando della presenza di Giovanni Lucchesi del settore squadre nazionali».
La sua favorita?
«Metto la Lombardia davanti a tutti, hanno una squadra eccezionale in cui vedo bene Ilaria Panzera, che grazie ad una deroga ha già esordito in A2 con la Geas Sesto prima in classifica, ma anche Balossi e Celli di Costa Masnaga giocano un basket di alto livello. Per la sorpresa invece dico Emilia Romagna».
C’è un aspetto in cui il basket femminile è migliore di quello maschile?
«Io vedo che da noi, chi merita va più facilmente avanti, sono tante le ragazze giovani che fanno il loro esordio in prima squadra: penso a Sorrentino, ‘98 uscita da Chieti che oggi è a Napoli in A1, penso a Pallotta ‘99 di Teramo che era andata a giocare a Schio o magari a Lunadei del 2000 di Pescara oggi ad Ancona oppure a Miccoli che grazie ad una borsa di studio è volata negli Usa».
Marco Rapone
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