Vivarini: io e il Teramo storia di un vero amore

21 Novembre 2019

Il tecnico del Bari: «Faccio fatica a considerare il Diavolo un avversario»

Toh, chi si rivede. C’è Vincenzo Vivarini (a destra, nella foto) sulla strada del Teramo, un vecchio amico del Diavolo visto che l’ha allenato per tre anni, dal 2013 al 2016, portandolo fino alla serie B, poi revocata dalla giustizia sportiva.
Domenica sarà la prima volta del tecnico di Ari, residente a Francavilla, contro il Teramo. Un incrocio che si proporrà domenica dopo che il 24 settembre scorso ha preso il posto di Cornacchini alla guida del Bari. Da allora sei vittorie e quattro pareggi. Ora i pugliesi sono a quota 29 punti, al quinto posto, a due lunghezze dal secondo posto.
A più sette sul Teramo. Dalla panchina dell’Ortona, in serie D, fino a quella del Bari di Edoardo De Laurentiis, figlio di Aurelio, presidente del Napoli: venti anni circa di calcio con un unico obiettivo far giocare bene la propria squadra.
Vivarini, com’è arrivato a Bari?
«Mi hanno chiamato i dirigenti e ci siamo incontrati a Cerignola. Ci siamo messi d’accordo in dieci minuti. Per me si tratta di una grande opportunità».
Raccontano di un Bari che prima subiva l’avversario e che ora cerca di dominarlo, vero?
«Io già mi ero fatto un’idea sul Bari, l’avevo visto giocare. Conoscevo i giocatori e sapevo che potevano sposare certe idee di gioco da abbinare alla mia filosofia di gioco. Ho cercato di essere il più delicato possibile nell’impatto per poi inculcare alcuni dettami di gioco un poco alla volta. La squadra ha risposto bene, di conseguenza c’è stato un altro tipo di atteggiamento e siamo riusciti a invertire la rotta. Ma è un lavoro che va avanti, perché la strada da percorrere è molta».
Com’è giocare allo stadio San Nicola?
«Questa è una città di quasi un milione di abitanti e giochiamo in uno stadio straordinario. Quando ci entri dentro ti senti di fare l’allenatore vero. In questa stagione abbiamo una media di 15-16mila spettatori. È un onore e una responsabilità giocare in questo scenario».
Ritrovare il Teramo l’emoziona?
«Io, di solito, comincio a parlare dell’avversario ai ragazzi dal martedì, ma finora non mi viene mai il nome Teramo. Faccio fatica a considerarlo un avversario».
Tre anni in biancorosso, il ricordo più bello?
«Tanti, ma se devo scegliere uno dico che riempire lo stadio di gente è una soddisfazione che non ha prezzo per chi fa questo mestiere con passione».
È vero che nell’estate del 2018 poteva diventare vice di Maurizio Sarri al Chelsea?
«Sì, ci sono state delle possibilità. Ma ho preferito mantenere le mie abitudini e il mio status».
Com’è questo Teramo?
«Buona squadra, giocatori tecnici, di qualità. Riesce a essere brava nel gestire la palla e sa essere efficace. Sarà un test importante per noi».
L’obiettivo?
«A Bari ce n’è uno solo e non può essere la salvezza. Quindi…».
Ma c’è la Reggina capolista che va a mille…
«Se la Reggina vincerà tutte le gare dovremo solo applaudirla. Devo dire che si è preparata bene l’anno scorso, gettando basi solide. Se, però, non vincerà sempre noi dobbiamo pensare a crescere e a essere pronti per approfittarne».
In questi anni, dopo Teramo, ha avuto alti e bassi.
«Per un allenatore come me è di vitale importanza trovare una società e un ds che credono in te. A Pescara ho avuto Andrea Iaconi che mi ha dato fiducia; a Teramo il direttore Marcello Di Giuseppe (ora al Latina, in serie D, ndr) e la società hanno fatto in modo che emergesse il meglio di me sul piano professionale. Penso che la storia possa ripetersi anche a Bari, le premesse ci sono tutte. C’è tanta pressione su di noi, ma va rimarcato come la società metta la squadra e lo staff nelle condizioni di esprimersi al massimo».
Come ha ritrovato la serie C a distanza di anni?
«Il girone C è tostissimo. Ci sono cinque-sei squadre attrezzatissime. Che potrebbero stare anche in B».
E sul piano del gioco?
«Lo stereotipo del girone meridionale in cui si bada solo a picchiare va rivisto, perché ci sono formazioni, tra cui Teramo e Catanzaro che giocano molto la palla, la stessa Vibonese è piacevole da vedere. E altre, sì, che badano più all’agonismo. Diciamo che c’è di tutto».
Quindi domenica?
«Penso che ci siano tutte le premesse per assistere a una bella partita».
Del suo Teramo non c’è più nessuno.
«Sono passati poco più di tre anni e sembra un’eternità. Sono comunque affezionato alla città, a tanta di quella gente che mi ha voluto bene».
Il lunedì dedicato alla caccia resta un punto fermo della sua vita?
«Ci mancherebbe! Mi serve per staccare la spina».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA