Volarevic, un campione che difende il Pescara

Pallanuoto A2, il 41enne portiere croato pilastro dei biancazzurri: «Al servizio dei più giovani»
PESCARA. Dopo una lunga carriera piena di trionfi, Goran Volarevic aveva deciso di smettere con la pallanuoto giocata. Poi è arrivata la chiamata del Pescara e l’ormai 41enne portiere ha indossato nuovamente la calottina numero 1, diventando uno dei punti di forza della squadra impegnata nel torneo di serie A2. «La mia vita da “ex giocatore” è durata giusto qualche giorno» spiega, mentre si accinge a dirigere l’allenamento dell’under 15 pescarese, «infatti ho ripreso subito ad allenarmi ed ora sono qui. Gli anni sono tanti, ma se posso dare una mano, lo faccio volentieri». E già dalle prime partite il gigante istriano si è rivelato determinante per le fortune dei biancazzurri, che nelle prime due giornate di campionato hanno centrato una vittoria ed un pareggio.
Con prestazioni anche convincenti, per quanto i margini di miglioramento della squadra siano ancora larghi: «Abbiamo subito troppi gol con tiri dai due metri» la sua disamina, «tra i tanti aspetti in cui dobbiamo crescere, magari già da sabato prossimo a Roma contro l’Arvalia, c’è questo: migliorare il pressing per tenere lontani gli avversari dalla nostra porta».
Dove invece i passi in avanti sono palpabili, secondo Volarevic, è nel carattere: «Il tecnico Malara sta lavorando molto su questo aspetto, sulla fiducia e sulla consapevolezza dei propri mezzi soprattutto da parte dei ragazzi più giovani».
Da alcuni mesi, il numero uno del Pescara è anche nello staff tecnico della nazionale italiana: «Un buon gruppo» commenta «che sta lavorando in vista dell’obiettivo di qualificarsi all’Olimpiade di Tokyo: sarà dura, ma la squadra c’è».
Due Champions League, altri quattro trofei internazionali, sette scudetti, altrettante coppe nazionali, un argento agli europei con la nazionale croata. Quale il successo della sua carriera cui tiene di più? «Sono tutti dei bellissimi ricordi, ma se devo proprio scegliere indico quelli ottenuti a inizio carriera con lo Jug Dubrovnik: venivamo dalla guerra, eravamo un gruppo di giovani che è cresciuto passo dopo passo».
In ultimo, un passaggio calcistico. Da croato sarà contento per il Pallone d’oro a Modric? «Certo che sì. Un riconoscimento meritato, che rende fiero un popolo come il nostro, ricordando le sofferenze che abbiamo vissuto».
Giuseppe Villani
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