Zeman: così è dura, ci facciamo gol da soli

20 Marzo 2017

Il tecnico deluso per la quarta sconfitta di fila: «La prima rete di Gomez è un regalo, poi la squadra non ha saputo reagire. Abbiamo limiti tecnici e mentali evidenti»

BERGAMO. Riconoscere i propri limiti è un primo passo verso il miglioramento. Superarli con il duro lavoro rappresenterebbe la cura, ma il Pescara continua a farsi del male da solo e vede sempre più vicino l'immediato ritorno in serie B. Secco e perentorio il 3 a 0 che non ammette repliche dell'Atalanta, però il regalo con il quale i padroni di casa hanno aperto le danze non può che avere ripercussioni negative sull'andamento dell'intera gara. Zeman alla vigilia della delicata trasferta aveva provato a metterla sulle motivazioni («Mantenere la categoria è più importante di poter andare in Europa League») ma quel che resta di Atalanta-Pescara è soprattutto l'enorme amarezza per come è stata spianata la strada al successo dei bergamaschi che hanno potuto sfruttare con Gomez l'errore di Zampano dopo 13’. «L'avversario ci è stato superiore», ammette Zeman, «non siamo riusciti a prendere subito le misure. Ma se poi ci facciamo gol da soli, allora è una botta tremenda sul morale».

Non ci sta il boemo a perdere così. È lecito uscire sconfitti contro un avversario che sta riscrivendo i suoi record personali, ma buttarsi la zappa sui piedi incide negativamente anche su quello che sarà il percorso futuro. Perché perdere non fa mai bene e le quattro sconfitte in fila sembrano avere adesso l'amaro sapore della condanna (quasi) definitiva. Preoccupa però soprattutto la scarsa tenuta mentale degli abruzzesi. Il Pescara non è mai stato seriamente in partita, è andato sotto senza mai riuscire a tirar fuori l'orgoglio o quantomeno una reazione che è lecito attendersi dopo aver incassato i gol. È da rivedere l'atteggiamento della squadra, ma anche qualche scelta un po' singolare di Zeman che come sempre è abituato a stupire. Il compito in regia è stato affidato a Muntari, al quale per una volta sono state affidate le chiavi del centrocampo in mano. Ha destato però maggiormente stupore la particolare scelta del boemo di posizionare Crescenzi nelle vesti di esterno offensivo. Un'evoluzione tattica che non poteva passare inosservata dal momento che Crescenzi, con una carriera da terzino alle spalle, si è improvvisamente ritrovato catapultato di qualche metro in avanti andando a muoversi nel reparto avanzato. Il motivo? È da ricercare nel lavoro settimanale e nella propensione offensiva del difensore che, secondo il boemo, «in settimana è stato goleador. Partiva e si buttava in allenamento, si proponeva per segnare anche se di ruolo fa il terzino. A me servono giocatori simili». Non è bastata nemmeno questa invenzione per svegliare il Pescara dal torpore assoluto e dal profondo senso di smarrimento. La squadra è apparsa rassegnata, ormai senza più speranze e con la testa già altrove. Resta da aggrapparsi solo alla matematica che conserva ancora qualche briciolo di speranza nonostante l'impresa sembri impossibile. «Spero che da qui a fine stagione riusciremo a vincere qualche altra partita. Abbiamo dei limiti tecnici, ma li possiamo superare solo con l'organizzazione. Al mio esordio abbiamo fatto gol subito e la cosa ha inciso positivamente sul nostro morale. Nelle successive sfide non è mai capitato, anzi è successo sempre il contrario».

Paolo Belotti

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