Zoff: «Verratti è il futuro dell’Italia»

31 Ottobre 2014

L’ex portiere campione del Mondo ’82: «Per Conte è l’erede di Pirlo. Ho scritto un libro per farmi conoscere dai miei nipoti»

PESCARA. È un’autentica icona dello sport. Dino Zoff, bandiera della Juventus e della Nazionale, parla a ruota libera della situazione attuale del calcio italiano. All’età di 72 anni ha deciso di raccontarsi in un’autobiografia (“Dura solo un attimo, la gloria”) in cui si intrecciano sentimenti, storie di vita e figure carismatiche conosciute in 60 anni di militanza del mondo del pallone.

Zoff, partiamo dall’Italia di Conte. Qual è il suo giudizio?

«Antonio ha già dimostrato di essere un grande allenatore. Dopo due Mondiali deludenti, bisognava ripartire con entusiasmo. Al di là dei risultati negativi del recente passato, l’Italia resta tra le prime cinque, sei squadre più forti del mondo. Mi sembra che Conte abbia già dato la sua impronta».

Non ci sono più i vari Del Piero, Totti e Cassano. Manca un po’ di fantasia?

«Diciamo che a causa della vasta presenza di stranieri nel campionato italiano la rosa è ristretta, però sono convinto che ai prossimi Europei saremo competitivi. A proposito di qualità, ai campionati del mondo brasiliani abbiamo scoperto Verratti che, nonostante la giovane età, ha dimostrato di essere un calciatore pronto per disputare competizioni di alto livello».

Però Conte ha detto che in campo andrà solo uno tra lui e Pirlo.

«Verratti ha 13 anni meno di Pirlo. Rappresenta il futuro del calcio italiano, state tranquilli, Conte è una persona molto intelligente e troverà il modo per valorizzarlo al massimo».

Passiamo al campionato. Con Allegri al posto di Conte i risultati della Juventus restano eccellenti, nonostante la prima sconfitta a Genoa?

«L’organico è rimasto più o meno lo stesso della passata stagione. C’è stato qualche innesto, ma la base è invariata. Allegri ha iniziato benissimo».

Lo scudetto è un discorso a due tra Juventus e Roma?

«Credo di sì, anche se ci sono altre buone squadre. I giallorossi si sono avvicinati parecchio al valore dei bianconeri. Sarà un testa a testa affascinante fino alla fine».

Lo scontro diretto ha lasciato strascichi polemici. Cosa ha pensato durante quella gara?

«Non ho mai sopportato le esagerazioni, per me si è oltrepassato il limite. Ad ogni fischio i calciatori si scaraventavano contro l’arbitro, non è stato uno spettacolo gradevole. Dovremmo copiare il rugby dove solo il capitano può parlare con il direttore di gara».

E in Champions League chi è la favorita?

«Penso che le principali candidate per la vittoria finale siano il Bayern Monaco e il Real Madrid».

Il più forte di tutti i tempi?

«Metto Pelè e Maradona sullo stesso livello. Erano capaci di vincere le partite da soli».

Tra quelli in attività?

«Anche in questo caso sono obbligato a farne due: Messi e Ronaldo».

Perché ha deciso di scrivere un libro?

«Quando passeggio al parco con i miei nipoti molte persone si fermano per salutarmi. Oggi sono piccoli e quando saranno più grandi, sfogliando questo volume potranno conoscere e capire qualcosa di più del nonno».

Le persone a cui deve molto?

«Mio padre. Era un uomo di grandi qualità morali, conservo nel mio cuore la sua serietà e la sua dignità. E Gaetano Scirea. Era un uomo puro, sincero, di una serietà e stile unici. Era un fratello minore. La sua morte è stata uno dei più grandi dolori della mia vita».

Giovanni Tontodonati

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