È la favola dei perdenti di successo

11 Luglio 2016

Una sola vittoria entro il 90’ fino alla finale e i portoghesi festeggiano il primo titolo

INVIATI A PARIGI. Chi l’avrebbe mai detto... Una delle nazionali considerate “perdenti” per eccellenza, che adesso si siede sul trono d’Europa. Oltretutto facendo lo sgambetto alla Francia, i padroni di casa, i grandi favoriti di questa finale.

E pensare che fino a ieri quasi tutti avevamo la sensazione che il Portogallo si fosse ritrovato in finale quasi per caso. Un “gratta e vinci” trovato in terra da 1 milione di euro. D’altra parte cosa aveva fatto di così eclatante la squadra di Santos per meritarsi la finale? Niente, o quasi niente. Una sola vittoria, contro il Galles, ma Nani e soci si erano ritrovati in semifinale senza neanche vincere una partita.

Ricordate la prima fase? Il Portogallo al 40’ dell’ultimo turno era addirittura eliminato: stava perdendo contro l’Ungheria dopo i due pareggi con Islanda (1-1) e Austria (0-0), le valigie erano già pronte sulla porta dell’albergo. Invece la qualificazione è stata agganciata con le unghie (3-3 il risultato) e grazie al ripescaggio delle migliori terze.

Agli ottavi altro pareggio, con i supplementari agguantati con le unghie contro la Croazia, poi il colpo a sorpresa con il gol di Quaresma al 117’ che è sembrato tanto un jolly pescato in un mazzo di 250 carte. Ma anche agli ottavi il Portogallo non ha impressionato. Anzi. Contro la Polonia è andato sotto, ha rimontato, ma ha rischiato di capitolare più volte. E il pass per i quarti è arrivato solo ai calci di rigore sfruttando l’errore dal dischetto di Blaszczykowski.

La semifinale? Vinta, certo, e stavolta entro i 90, ma con un avversario di medio-basso valore come il Galles che probabilmente aveva esaurito il proprio sprint eliminando il Belgio ai quarti.

Insomma, non siamo molto lontani dalla realtà se diciamo che il Portogallo si è ritrovato in finale quasi per caso, o quantomeno sfruttando un calendario a dir poco in discesa.

La vera impresa, non c’è dubbio, è stata realizzata proprio in questa ultima sfida allo Stade de France, stravolgendo la logica e tutti i pronostici.

È la prima volta che il Portogallo vince l’Europeo, c’era andato vicino nel 2004 in casa propria, ma la beffa atroce arrivò in finale contro la Grecia. Adesso Fernando Santos le ha dato un volto meno “brasiliano” e molto più “europeo”. Pensate che il Portogallo è 47° su 53 nazioni nella Goal Thrill List, una classifica stilata da Opta che calcola l'emozione suscitata dalle nazionali in base ad un particolare algoritmo.

L’unico giocatore che accende la fantasia è chiaramente Cristiano Ronaldo, ed è attorno a lui che Fernando Santos ha costruito il miracolo della Seleção Portuguesa. Poco spazio allo spettacolo, tanta concretezza, un 4-4-2 solido in mezzo al campo e pronto alle ripartenze, con Nani e CR7 pronti a ripartire.

Quello insomma che nella prima fase era stato il grande problema del Portogallo di fronte a squadre deboli (fare la partita) è diventata la forza dagli ottavi in poi, quando sono stati gli altri a cercare di costruire gioco lasciando a Joao Mario e soci la chance di giocare di rimessa. All’italiana, per intenderci.

Perché questo è stato il grande marchio di fabbrica di Euro 2016: addio tiki-taka, squadre chiuse, compatte e pronte a colpire in contropiede. Per entrare nella storia il Portogallo ha dovuto violentare il proprio dna. Ma ne è valsa la pena.

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