A 15 anni aggredisce il coetaneo Il giudice: colpa della vita difficile

Ha sferrato un pugno all’altro e lo ha perseguitato su Whatsapp: «Non uscire più se ci tieni alla vita» Il tribunale applica il perdono giudiziale: «Aggressività dovuta al suo passato, è stato maltrattato»
TERAMO. Gli uffici giudiziari per i minorenni sono il luogo dove lo spazio e il tempo della giustizia hanno un ruolo nella possibilità di coltivare la prevenzione e il riscatto e questa storia lo dimostra.
È quella di un 15enne teramano finito a processo dopo aver perseguitato e picchiato un coetaneo: al termine del procedimento il tribunale, dopo aver accertato la responsabilità del minore nei fatti contestati, ha applicato il perdono giudiziale, una causa di estinzione del reato che si applica ai soli minori. Lo ha fatto, così si legge nella sentenza, «valutata, in particolare, la condotta di vita anteatta e il contesto di provenienza».
E nel passato del ragazzo, attualmente ospite di una casa famiglia, ci sono episodi di maltrattamento da parte del padre. Perché i processi che scorrono nelle aule di tribunale spalancano finestre sulle vite degli altri: vittime e imputati. E il più delle volte, fuori da ogni lessico giuridico, scandiscono drammi. Soprattutto quando si parla di minori. «Il collegio», si legge nel provvedimento firmato dal presidente Cecilia Angrisano, «ritiene di non pronunciare condanna e concedere al minore – attesa la personalità dello stesso quale risulta dagli atti – il beneficio del perdono giudiziale, potendosi ragionevolmente presumere che si asterrà dal commettere altri reati».
Questo pur avendo accertato la responsabilità dei fatti contestati al ragazzo accusato sia di lesioni e sia di stalking. Nel primo caso per aver sferrato un violento pugno al volto della vittima coetanea e nel secondo per aver inviato questo messaggio su Whatsapp: «Non uscire più se ci tieni alla vita, appena ti becco la testa te la apro come un pacchetto di patatine». Una vicenda che sarebbe scaturita da questioni legate a una ragazza.Così precisano i giudici: «I motivi della azioni minatorie prima e aggressive poi sono evidentemente riconducibili al contesto relazionale descritto ma non attingono certo al rilievo richiesto per la configurazione dell’attenuante della cosiddetta provocazione come richiesto dalla difesa non rientrando un malinteso senso dell’onore nella categoria nè potendosi configurarsi “fatto ingiusto altrui” approcci facilmente respinti dalla ragazza verso la quale lo stesso dimostrava più un senso di possesso che una considerazione rispettosa».
Nel frattempo, dopo il perdono giudiziale, i genitori del ragazzo aggredito, tramite l’avvocato Antonino Orsatti, hanno avviato una causa civile citando i genitori del minore finito sotto accusa per la violenta aggressione .
©RIPRODUZIONE RISERVATA

