A giorni la firma dell’accordo tra Comune e professionisti

2 Ottobre 2016

TERAMO. Manca solo la firma alla convenzione per le verifiche sismiche nelle scuole. Il Comune ha inviato agli ordini professionali di ingegneri, geometri e architetti la bozza della convenzione...

TERAMO. Manca solo la firma alla convenzione per le verifiche sismiche nelle scuole. Il Comune ha inviato agli ordini professionali di ingegneri, geometri e architetti la bozza della convenzione modificata secondo le indicazioni emerse dai recenti contatti e per l'inizio della prossima settimana aspetta una risposta definitiva. Per martedì, infatti, è in programma un nuovo incontro tra il sindaco Maurizio Brucchi e i rappresentanti degli organismi professionali dei tecnici che saranno chiamati a misurare il grado di resistenza sismica dei 19 edifici scolastici ancora sprovvisti di questa certificazione. «Definiremo tutti gli aspetti», evidenzia il primo cittadino, «per far partire le verifiche il prima possibile». Nell'operazione sarà coinvolta anche la facoltà d'architettura dell'università di Camerino che ha già dato la disponibilità a collaborare dando attuazione a un accordo sottoscritto tempo fa con l'amministrazione cittadina. «La partecipazione dell'ateneo rappresenterà un valore aggiunto», spiega Brucchi, «completando le attività che saranno realizzate nelle scuole».

I controlli serviranno a colmare le lacune relative all'accertamento dello stato degli edifici scolastici che è anche al centro dell'esposto presentato dal comitato dei genitori degli alunni. La richiesta d'indagini sulla sicurezza delle strutture e sugli interventi effettivamente realizzati finora dal Comune ha raccolto 914 firme, ma suscita la perplessità del sindaco. «Sono pronto a fornire tutte le risposte nelle sedi in cui mi saranno richieste», premette il primo cittadino, «tutti vogliamo maggiori garanzie e va bene che si chieda più sicurezza». Un passaggio dell'esposto, però, non convince il primo cittadino. Si tratta di quello in cui si sollecitano verifiche per asili nido e scuole materne, elementari e medie. «Perché non sono state inserite anche le superiori?», conclude Brucchi, «la sicurezza degli studenti che frequentano queste strutture è meno importante?». (g.d.m.)

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