A maggio la dichiarazione di non potabilità Per 12 ore causò il panico fra la gente

L’allarme che ha scatenato scene di panico fra i 300mila cittadini è scattato il 9 maggio alle 13,08 quando il dirigente del Sian Maddalena Marconi (nella foto) ha emanato l’ordinanza che dichiarava...
L’allarme che ha scatenato scene di panico fra i 300mila cittadini è scattato il 9 maggio alle 13,08 quando il dirigente del Sian Maddalena Marconi (nella foto) ha emanato l’ordinanza che dichiarava non potabile l’ acqua e che imponeva al Ruzzo la “messa a scarico” delle sorgenti a del Traforo del Gran Sasso. All’1,56 della notte fra il 9 e il 10 è arrivata però la firma una nuova ordinanza in cui si revoca la disposizione precedente. E nelle 12 ore fra le due ordinanze è stato il caos. L’ordinanza è stata comunicata al Ruzzo solo dopo l’emissione e il gestore ha ottemperato subito. Alle 17,47 il Ruzzo ha inviato una nota alla stampa. Si è scatenato il panico nella popolazione, con un vero e proprio assalto ai supermercati per acquistare bottiglie di acqua. Alle 19 è stato convocato un vertice in prefettura, anche su richiesta del Ruzzo, il quale ha annunciato che avendo messo “a scarico” metà delle sorgenti quasi tutta la provincia sarebbe rimasta a secco. A presiedere il tavolo il governatore Luciano D’Alfonso e il prefetto Graziella Patrizi. E’ emersa subito evidente una peculiarità: la decisione era stata presa in base alla comunicazione fatta dall’Arta al Sian su caratteristiche organolettiche: “odore e sapore non accettabile” ma non su risultati di analisi vere e proprie. Sono stati riaperti i laboratori dell’Arta e le analisi ripetute quattro volte hanno confermato che i parametri erano nella norma.

