A processo per i soldi del sisma: assolta una sfollata teramana

22 Maggio 2021

Imputata per non aver lasciato la casa lesionata e per indebita percezione dell’autonoma sistemazione Il giudice: «Tutto infondato, ha rispettato sempre le regole e per mesi ha vissuto in un camper»

TERAMO. Dopo il terremoto dell’agosto 2016 ha vissuto per mesi in un camper. E da sfollata è finita a processo con l’accusa di non aver rispettato l’ordinanza di sgombero dal suo alloggio popolare lesionato e di aver chiesto il contributo di autonoma sistemazione senza averne i requisiti: c’è voluta una lunga istruttoria dibattimentale con l’audizione di numerosi testi per stabilire che lei le regole le ha sempre rispettate e che da quell’alloggio lesionato è uscita subito dopo l’ordinanza per andare in un camper.
Virginia Sardella, 46enne teramana, (assistita dall’avvocato Massimo Tiberio) è stata assolta con la formula più ampia del fatto non sussiste sia dal reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità sia da quella di indebita percezione di erogazioni pubbliche. «Osserva il tribunale», si legge in un passaggio delle motivazioni della sentenza emessa dal collegio presieduto da Domenico Canosa (a latere Morena Susi e Carla Fazzini), «come la fondatezza delle ipotesi accusatorie è stata del tutto confutata da riscontri emersi nel corso dell’istruttoria, essendo emersa l’erroneità e la lacunosità della relazione redatta dalla polizia municipale di Teramo, acquisita agli atti su accordo comune delle parti, che aveva documentato la circostanza del mancato sgombero degli alloggi Ater da parte di quattro persone fra le quali risulta indicata anche l’imputata». E ancora scrivono i giudici: «Le convergenti testimonianze dei testi, in ordine all’effettivo sgombero dell’alloggio da parte di Virginia Sardella, non sono state smentite o contraddette da altre deposizioni di contenuto difforme nel corso dell’istruttoria dibattimentale. Infatti, dall’esame dei residui testi, non sono emersi riscontri oggettivi che possano dare conferma dell’ipotesi accusatoria, mentre deve ritenersi dimostrato che la verifica operata dalla polizia locale si limitò a un riscontro al quanto superficiale (oltre che limitato al giorno del controllo) senza l’effettuazione di ulteriori verifiche dirette ad accertare l’effettiva permanenza nell’alloggio di Virginia Sardella, secondo le modalità occulte e fraudolente contestate dal pubblico ministero». Così si concludono le motivazioni: «Sulla base delle risultanze istruttorie deve ritenersi che non sia emersa alcuna evidenza a conferma del mancato sgombero dell’alloggio Ater, presupposto fattuale di entrambe le ipotesi di reato contestate all’imputata, mentre sono emersi di contro elementi oggettivi che comprovano la legittimità della condotta della stessa tenuta in ottemperanza dell’ordinanza emessa dal Comune di Teramo dopo l’evento sismico del 26 agosto del 2016».
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