A Teramo la banca regionale del gel che ripara i tessuti

10 Marzo 2016

Il servizio trasfusionale del Mazzini ha fatto anni di sperimentazione sul concentrato di piastrine e adesso sarà la sede del laboratorio specializzato nella sua produzione per tutto l’Abruzzo

TERAMO. Teramo all’avanguardia nella sperimentazione del gel piastrinico. E’ ormai sempre più conosciuto l’effetto che le piastrine hanno nello stimolare i processi di riparazione dei tessuti: rilasciano dei fattori di crescita che aumentano la replicazione di determinati tipi di cellule.

Il servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale (Sit) del Mazzini, diretto da Gabriella Lucidi Pressanti, ha sin da subito creduto nell’iperconcentrato piastrinico, avviando una serie di sperimentazioni culminate in un progetto nazionale nel 2013. I benefici del gel piastrinico sono molteplici. Si va dalle ulcere cutanee, alla chirurgia maxillofacciale e odontostomatologica, all’ortopedia (ad esempio pseudoartrosi o interventi di artoprotesi), chirurgia generale, oftalmologica, toracica, plastica ed estetica, neurochirurgia (ad esempio interventi sulla dura madre), cardiochirurgia, otorino. «Va a incidere sull’impatto socio sanitario delle lesioni, in quanto riduce i tempi di guarigione e del dolore, sia sull’aspetto economico, con il trattamento ambulatoriale delle lesioni e la riduzione della spesa per l’acquisto di emoderivati», spiega Gabriella Lucidi Pressanti. Nel 2015 il gel è stato usato in circa 500 procedure, negli ospedali teramani.

E tutta questa lunga esperienza – oltre alla tenacia del primario – ha portato i suoi frutti: un decreto della Regione individua a Teramo la banca del gel piastrinico regionale. «E’ la sede del laboratorio regionale di riferimento per la produzione di emocomponenti ad uso non trasfusionale», spiega il primario, «ha anche il compito di standardizzare le procedure, di sperimentare l’utilizzo di questo prodotto, ovviamente con l’apporto di tutta la rete». C’è già un accordo di collaborazione con l’università dell’Aquila, con la cattedra di patologia clinica di Vincenzo Dolo. «L’obiettivo è garantire agli utenti un’equa fruibilità dei prodotti, facendo convenzioni con strutture sanitarie e professionisti», precisa il primario, affiancato da Annunziata Varasano, referente della sezione emocomponenti ad uso trasfusionale. La banca, secondo le previsioni, entro 3-4 mesi dovrebbe entrare a regime.

Ma la banca del gel non è l’unica novità di un servizio che, come precisa Lucidi Pressanti, «ha sempre investito nella sicurezza e qualità del sangue e degli emocomponenti, tanto che siamo stati i primi in Abruzzo ad avere un sistema di controllo centralizzato delle temperature e tecnologie dedicate alla conservazione in tutta l’azienda sanitaria».

E sta per essere attuato negli ospedali teramani un progetto che l’equipe del servizio stava mettendo a punto da tempo – nel frattempo diventato obbligatorio per tutti – che riguarda la verifica della compatibilità fra sangue e ricevente ricoverato. In pratica viene utilizzato un sistema informatico di controllo: ogni paziente che avrà bisogno di una trasfusione, ad esempio per un intervento, avrà un braccialetto con un codice a barre che viene “letto” da un computer palmare con cui si verifica la corrispondenza con la sacca di sangue che sarà usata, identificata con un altro codice a barre. «Tutto questo offre una migliore sicurezza trasfusionale», spiega Lucidi Pressanti, «riducendo al minimo il rischio di errore nelle trasfusioni, buona parte dei quali avviene in corsia. Grazie alla sensibilità della direzione generale, che ha creduto sempre nei progetti del Sit, saremmo fra i primi in Abruzzo ad attuarlo. Con un altro effetto positivo: ci sarà un rinforzo del sistema hardware dell’azienda, necessario per il progetto, ma utile anche ad altro. Con i computer in tutti i reparti, ad esempio, anche la richiesta trafusionale sarà informatizzata».

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