Abusi sessuali, pena troppo bassa: la Procura ricorre in Cassazione

6 Giugno 2024

Un anno e sei mesi a un 35enne teramano accusato di violenza sulla figlia 16enne dell’ex convivente La sentenza emessa con il rito abbreviato è stata impugnata, il pm aveva chiesto quattro anni

TERAMO. I tecnicismi giuridici non cambiano accuse e presunte responsabilità ma scandiscono l’aritmetica degli sconti nelle sentenze di condanna. Nelle aule di tribunale succede.
Come in questo caso finito in Cassazione con il ricorso presentato dalla Procura contro una recente sentenza di condanna a un anno e sei mesi per un 35enne teramano accusato di abusi sessuali nei confronti della figlia 16enne della sua ex convivente. Per la Procura una pena troppo bassa, conseguenza del riconoscimento – da parte del giudice davanti a cui si è svolto il processo con il rito abbreviato – della circostanza attenuante speciale prevista dall’articolo 609-bis comma 3 ovvero «fatto di minor gravità».
E se fuori dal codice penale il senso comune fa fatica a pensare che in tema di reati di violenza sessuale ci possa essere un fatto di minor o maggiore gravità, nelle aule di tribunale i tecnicismi giuridici fanno la differenza. Come in questo caso con la Procura (pm Silvia Scamurra) che proprio sul tema del fatto di minor gravità e quindi della pena ritenuta troppo bassa (la stessa Pubblica Accusa aveva chiesto una condanna a 4 anni) ha fatto ricorso in Cassazione.
I fatti, secondo la ricostruzione emersa negli atti processuali, si sono verificati nel febbraio dell’anno scorso e la sentenza di condanna è stata pronunciata il 2 maggio. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo, che all’epoca non era più il compagno della madre della ragazzina, avrebbe portato la giovane nella sua abitazione per festeggiare il compleanno di lei appena trascorso e in quell’occasione avrebbe messo in atto gli abusi sessuali.
Durante le indagini preliminari la ragazzina è stata ascoltata in un incidente probatorio confermando tutte le accuse nei confronti dell’uomo. L’incidente probatorio, nelle inchieste per abusi sessuali su minori, rappresenta un passaggio giuridico fondamentale così come stabilito dalla Carta di Noto che ormai da tempo detta le linee guida per l’esame dei minorenni in caso di abuso sessuale. Un istituto indispensabile per la Carta che individua e descrive protocolli da seguire in relazione all’esame del minore che si ipotizzi vittima di abusi e che all’articolo 7 recita: «L’incidente probatorio è la sede privilegiata di acquisizione delle dichiarazioni del minore nel corso del procedimento». L’uomo era difeso dagli avvocati Libera D’Amelio e Roberto Rossoli. I genitori della ragazza si sono costituiti parte civile rappresentati dall’avvocato Marina Di Carlo.
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