Acqua a rischio, la terza inchiesta è sul deposito di materiali inerti

TERAMO. La Procura indaga non solo per inquinamento ambientale ma anche per deposito incontrollato di rifiuti. La terza inchiesta sulla sicurezza del bacino acquifero del sistema Gran Sasso ipotizza...
TERAMO. La Procura indaga non solo per inquinamento ambientale ma anche per deposito incontrollato di rifiuti. La terza inchiesta sulla sicurezza del bacino acquifero del sistema Gran Sasso ipotizza nuovi scenari in una vicenda già molto complessa. L’attenzione di investigatori e inquirenti questa volta si concentra, in particolare, sul materiale (sembra soprattutto scarti di inerti) che sarebbe stato trovato in alcuni cunicoli laterali della galleria autostradale nel corso di recenti ispezioni delegate ai carabinieri del Noe. L’obiettivo è ora scoprire e accertarne la provenienza. È evidente che, vista la complessità e la delicatezza dei fatti, l’attività ispettiva è destinata a proseguire anche con l’acquisizione di materiale cartaceo. Sul nuovo filone (pm titolari Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi) per il momento c’è il massimo riserbo: l’unica certezza è che, per ora, non ci sono indagati.La terza inchiesta arriva dopo quella madre che ha portato a processo dieci nomi, tra vertici di Strada dei Parchi, Istituto di fisica nucleare e Ruzzo Reti, e la seconda chiusa con una richiesta di archiviazione fatta dalla stessa Procura. Questa, in particolare, nata da alcuni esposti, riguardava alcuni esperimenti svolti nei laboratori dell’Istituto di fisica nucleare e il loro impatto ambientale, vertendo soprattutto su questioni legate all’allarme radioattività. Per la Procura gli accertamenti fatti su questo secondo filone d’indagine non avrebbero fatto emergere irregolarità e risvolti di natura penale. Intanto per il 26 febbraio è in programma la nuova udienza del maxi processo con i dieci imputati a cui la Procura contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose. (d.p.)
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