Acqua da difendere: Gran Sasso, stop agli esperimenti pericolosi

3 Settembre 2021

Saranno smantellati prima il Borexino e poi l’Lvd, solo per la prima operazione servono quattro mesi Il rammarico dello scienziato dell’Infn Previtali: «Ce lo ordina la Regione, non ci resta che adempiere»

TERAMO. Stavolta sembra la volta buona: l’istituto di fisica nucleare sta per cominciare il trasferimento delle sostanze pericolose stoccate all’interno dei laboratori del Gran Sasso, quelle che rappresentano una minaccia per l’acquifero. Lo ha dichiarato a “Repubblica” il direttore Ezio Previtali in un articolo di due giorni fa nel quale, a dire il vero, il tema centrale appare il rammarico della comunità scientifica per dover dismettere due esperimenti – il Borexino e l’Lvd – ritenuti di grande importanza per scoprire i segreti del cosmo.
«È come se», si legge nell’articolo, «un pezzetto di sole stesse per spegnersi. Perché se oggi conosciamo con precisione come la stella produce energia è grazie all’esperimento Borexino che si trova sotto al Gran Sasso. Da settembre la grande sfera costruita dai fisici nel ventre della montagna – non lontana nell’aspetto alla Luna – verrà mandata in pensione anticipata, smantellata e portata fuori dalla montagna con le 1.200 tonnellate dell’idrocarburo trimetilbenzene che contiene. Stessa sorte per Lvd, altro enorme esperimento che per ascoltare la voce del cosmo ha bisogno del “silenzio” dalle radiazioni ambientali (condizione che i 1.400 metri di roccia al di sopra dei laboratori garantiscono), ma anche di 740 tonnellate di acqua ragia. Questa sostanza, quando viene colpita da un neutrino proveniente dallo spazio, emette un debolissimo raggio di luce che gli strumenti dei fisici sanno captare».
«La Regione Abruzzo nel 2019 ha emesso una delibera che ci impone di portar via i materiali pericolosi. A noi non resta che adempiere». Così ha dichiarato a “Repubblica” Previtali, aggiungendo con palese amarezza: «Abbiamo sempre agito con correttezza e trasparenza, ma evidentemente non è bastato a rasserenare la popolazione».
L’articolo ricorda poi che la delibera regionale 33 del febbraio 2019 prevedeva la fine del 2020 come termine per lo smantellamento, e che il Covid ha spostato la scadenza di un anno. «Ma», continua, «lo smontaggio dei due grandi esperimenti alti 10-15 metri, pieni complessivamente di duemila tonnellate di idrocarburi, sarà impresa titanica. Nelle gallerie dei laboratori potrà transitare solo una cisterna alla volta, preferibilmente di notte, a velocità minima, accompagnata dalla polizia stradale. Dovrà essere realizzato anche un impianto antincendio ad hoc». Quanto ai tempi dell’operazione, nell’articolo non se ne parla ma alcuni mesi fa Previtali, incontrando le associazioni ambientaliste rappresentate nell’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso, aveva dichiarato che per l’allontanamento del trimetilbenzene di Borexino saranno necessari circa 62 trasporti e quindi 62 giorni (è possibile un solo trasporto al giorno), e che una volta avvenuta la rimozione saranno necessari la rimozione dell’acqua utilizzata durante la procedura, a sua volta contaminata, e un doppio lavaggio del contenitore: serviranno perciò complessivamente oltre 120 giorni, dunque quattro mesi. Tempi ancora più lunghi, aveva aggiunto, si prevedono per la dismissione dell’esperimento Lvd, che in ogni caso inizierà solo quando lo smantellamento di Borexino sarà in via di completamento.
È scontato che fin quando non sarà completato l’allontanamento delle sostanze pericolose non potranno cominciare i lavori di messa in sicurezza dell’acquifero e quelli di adeguamento delle gallerie affidati a due commissari governativi. Una cosa è certa: per chi percorre l’A24 tra Teramo e L’Aquila – pagando pedaggi tra i più cari d’Europa – si annunciano mesi, anzi anni, di disagi.
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