Acqua, i primi testi slittano a settembre

Oggi nuovo calendario delle udienze. Dieci imputati tra vertici di Strada dei Parchi, Ruzzo Reti e Infn
TERAMO. È uno dei processi, quello sull’acqua del Gran Sasso, che più di altri paga le conseguenze della pandemia. Oggi era in programma l’audizione dei primi testi della Pubblica accusa, ma tutto slitta a settembre con un calendario delle udienze programmate che si svolgerà all’università, in uno spazio tale da poter consentire il rispetto delle norme del distanziamento sociale in un procedimento con dieci indagati, avvocati e 12 parti civili ammesse. Una questione, quella della necessità di spazi più ampi, più volte sollevata dagli avvocati impegnati nel procedimento. Nel procedimento, che vede imputati i vertici dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo, la Procura (fascicolo dei pm Davide Rosati, Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi) contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose. Il processo, che si svolge davanti al giudice monocratico Domenico Canosa, è nato da un’inchiesta che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori e inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. Decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini dei carabinieri del Noe avrebbero infatti fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sarebbero emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate.(d.p.)
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