Addio a Catenaro, ha insegnato filosofia a generazioni di studenti

7 Aprile 2022

Il docente aveva 86 anni e da tempo era malato, è stato professore al liceo classico e allo scientifico Tra i suoi allievi il compositore Enrico Melozzi: «Mi ha dato molto di più dei miei maestri di musica»

TERAMO. Non è stato solo un professore di filosofia. A Teramo, per generazioni di liceali, Franco Catenaro è stato il professore di filosofia: quello capace di annullare la distanza fra cattedra e banco, quello che parlando di Socrate diventava Socrate, quello che spalancava le porte del ragionamento logico con disarmante agilità. Il professor Catenaro si è spento martedì sera all'età di 86 anni, metà dei quali passati nelle aule. Da tempo in lotta con la malattia, lascia la moglie Nicoletta Giannattasio, ex insegnante di lettere, e i figli Roberto, imprenditore, Anna, funzionaria della Provincia, e Nicola, giornalista. Ma lascia anche centinaia di studenti che hanno trovato in lui tanto la figura rigorosa, esigente e seria del docente di spessore, quanto il sorriso aperto e l'approccio generoso dell'uomo di cultura sempre pronto al confronto e all'ascolto.
Studioso appassionato, meticoloso nella ricerca delle fonti, ha iniziato la sua esperienza da docente nel 1964 a Roseto degli Abruzzi dopo aver conseguito la laurea in pedagogia all'Aquila. Di lì a breve è arrivata l'abilitazione per l'insegnamento di storia e filosofia che gli ha permesso di avere una cattedra, dal 1967 al 1973, al liceo classico di Teramo. È seguita l'esperienza al liceo scientifico fino al 1985 quando è tornato al Delfico dove ha concluso nel 2000 la sua carriera. Attivo nel sindacato della scuola, è stato un profondo studioso di Platone pubblicando nel 2013 “Il pensiero politico in Platone”. La scomparsa del professor Catenaro ha toccato i cuori e i ricordi di amici, colleghi, studiosi, ex alunni. Il figlio Nicola così ricorda il padre: «Sei stato la mia guida, mi hai insegnato l'onestà, il rispetto, il senso di responsabilità, il coraggio, la dignità, non ti sei mai stancato di rispondere a tutte le mie domande quando ero bambino, sei stato il mio primo lettore, mi hai fatto innamorare del mare, del cielo stellato e della luna, mi hai mostrato quanto sia faticoso ma anche quanto sia bello costruire la vita insieme agli altri». Tra i tanti messaggi di cordoglio, anche quello del compositore e direttore Enrico Melozzi: «È stato il mio professore più importante in assoluto, quello che mi ha insegnato di più in tutta la mia vita. Mi ha dato tantissimo, molto di più dei miei maestri di musica. Tutti noi lo stimavamo, le sue lezioni erano meravigliose e devo a lui il mio modo di ragionare. Era severo, ma simpatico, onesto, giusto, pretendeva tantissimo da ognuno di noi e noi gli davamo, o cercavamo di dargli, tutto quello che pretendeva». L'avvocato Gianni Gebbia, amico ed ex alunno del professore, lo ricorda come un uomo «di grande cultura e di insigni capacità professionali e dialettiche: un professore giovane tra i giovani».
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