Addio a Margherita, uccisa senza perché

L’ultimo saluto all’emigrata in Svizzera vittima di un malato psichiatrico. Il nipote: «Il tuo amore continua a vivere in noi»
BELLANTE. Il cordoglio si mescola allo sconcerto e lascia tante domande senza risposta. Nel giorno dell’addio a Margherita Pino, la 75enne bellantese residente a Basilea, in Svizzera, dov’è stata uccisa a coltellate da un 32enne fuggito da una casa di cura psichiatrica, la famiglia e la comunità del suo paese di origine si interrogano su una tragedia inspiegabile. Conoscenti e amici si stringono alle figlie Patrizia – che vive a Sant’Arcangelo, contrada di Bellante, con il marito Luigi e il figlio Marino – e Gabriella che si era trasferita con la madre in Svizzera. A dare voce al dolore e all’inquietudine suscitati da un’aggressione probabilmente motivata solo dalla follia di chi ha rivolto il coltello contro Margherita è il parroco del centro pastorale Mater Misericordiae dove si celebrano i funerali. «Nella nostra testa e nel nostro cuore ci sono tante domande: Perchè? Come si può morire in questo modo?», scandisce dal pulpito il sacerdote, «nessuno di noi vuole la croce o il dolore terreno, ma Gesù ci dice: non sia turbato il vostro cuore».
Il parroco accosta la sofferenza inflitta a Margherita alla Passione di Cristo, cui è seguita la Resurrezione. Al di là del dolore, amplificato da quesiti che non troveranno mai risposte più esaustive di quelle che i familiari si sono date immaginando la scena dell’aggressione, resta il messaggio di amore evangelico e terreno richiamato in chiesa dai testi sacri e dal saluto letto a nome del nipote al termine della celebrazione. «Era sempre pronta per noi, il nostro benessere era sempre la sua priorità», è il pensiero messo sulla carta ed espresso al microfono per descrivere Margherita. Marino ricorda il «buon cibo» che la nonna, con un passato da cuoca, preparava per i suoi familiari. «Sei stata sempre vicina e un sostegno per la mia vita», conclude il messaggio, «il tuo amore continuerà a vivere in noi, resteranno i valori che ci hai trasmesso». Al cordoglio si unisce anche il sindaco Giovanni Melchiorre. «Non posso che esprimere a nome di tutta la comunità la vicinanza alla famiglia di Margherita», afferma, «per questa tragedia che non si spiega e ci lascia sconcertati». La 75enne era tornata a Bellante per il matrimonio di Patrizia, ma non era un’assidua frequentatrice del suo paese d’origine. Più spesso era la figlia rimasta nel Teramano a raggiungerla a Basilea durante le vacanze. Gli amici che aveva in Svizzera sottolineano comunque che Margherita era molto conosciuta e apprezzata dalla comunità italiana residente nella città elvetica. Anche per loro si è trattato di una vicenda straziante quanto assurda. La 75enne è stata aggredita e uccisa sulle scale della palazzina in cui abitava. In quello stesso punto, anni fa, l’assassino aveva accoltellato a morte un’altra donna. (g.d.m.)
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