«Alba Orientale, solo tante deduzioni»

10 Settembre 2015

Nessun sistema per favorire i cinesi clandestini: le motivazioni dei giudici dopo 51 assoluzioni

TERAMO. Solo deduzioni investigative, «evanescenti deduzioni». Ai giudici servono 103 pagine per motivare il perchè delle 51 assoluzioni di primo grado perchè il fatto non sussiste di “Alba Orientale”, l’operazione che nel 2009 portò in carcere 45 persone tra italiani e cinesi accusati di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Per il tribunale teramano non c’è stato nessun sistema, nessun meccanismo volto a favorire l’ingresso illegale di cittadini cinesi sul territorio teramano sfruttando la normativa sui ricongiungimenti familiari. «Lo sforzo probatorio», si legge nella sentenza del collegio presieduto da Giovanni Spinosa, a latere Roberto Veneziano e Carla Fazzini, «non ha consentito di far emergere aspetti univoci per poter dimostrare, in modo convivente e plausibile, la penale responsabilità della gran parte degli imputati rimessi al vaglio del tribunale». A pagina 58 delle motivazioni si parla «di elemento che mina alle fondamenta l’architrave essenziale della fragile intelaiatura accusatoria che, ben si comprende, non riesce a sorreggersi con il necessario vigore». Il tema centrale è quello dell’alterazione del reddito per cui, sostengono i giudici, nulla è provato. «Le accuse», si legge a questo proposito nelle motivazioni, «si rivelano essere affidati ad evanescenti deduzioni desunte da criteri di riferimento rinvenibili da massime di esprienza ricavabili dall’id quad plerumque accidit e, proprio per questo, non riescono a sorreggere l’ambizione probatoria che, sul punto nevralgico de quo, aveva impostato la pretesa accusatoria su una struttura bilaterale rivelatasi, all’esito del riscontro dibattimentale, gravemente claudicante». Solo il vigile urbano di Alba Massimo Ritrecina è stato condannato a due anni e tre mesi ma per falso: secondo l’accusa in seguito ai sopralluoghi fatti per accertare l’effettiva dimora dei cinesi negli appartamenti indicati avrebbe certificato falsamente la loro presenza in quelle abitazioni. Il pm Andrea De Feis nella sua requisitoria aveva chiesto pene complessive per 112 anni. Lo aveva fatto distinguendo le varie posizioni e delineando diversi gruppi di interesse che avrebbero lavorato in stretta sinergia. Perchè , aveva sostenuto il pm (che ha ereditato il fascicolo dal pm David Mancini ora in servizio alla procura distrettuale antimafia dell’Aquila) se da un lato c’erano i cinesi che chiedevano il ricongiungimento familiare ben sapendo di utilizzare canali illeciti, dall’altro c’erano intermediari e datori di lavoro compiacenti, tutti loro connazionali, ed anche cittadini italiani disponibili ad affittare appartamenti che non sarebbero mai stati abitati oltre a professionisti pronti a falsificare le planimetrie. E’ ipotizzabile che la vicenda finisca in Appello.