Allarme acqua inquinata La Asl fa autocritica

23 Marzo 2018

Convegno del Sian, Di Giosia ammette «problemi di comunicazione dei dati» E annuncia la creazione di un’unità per la gestione delle emergenze

TERAMO. Acqua e comunicazione. Un rapporto inscindibile in una provincia in cui l’acquifero del Gran Sasso “ospita” un’autostrada e il laboratorio di fisica nucleare. La Asl ha voluto organizzare nella sede del servizio di igiene degli alimenti (Sian) un convegno per la “Giornata mondiale dell’acqua” ma anche per «fare autocritica sulla comunicazione fatta in occasione delle emergenze che si sono verificate ultimamente».
LA COMUNICAZIONE. Le parole sono del direttore amministrativo della Asl, Maurizio Di Giosia che ha ammesso che la comunicazione messa in campo dalla Asl soprattutto nell’emergenza del maggio scorso non è stata adeguata alla situazione. Tanto che ci furono scene di panico subito dopo l’annuncio che c’era una situazione di “non conformità” dell’acqua, che dunque era stata messa “a scarico” cioè non immessa nell’acquedotto, con l’assalto ai supermercati per acquistare bottiglie di minerale e un allarme diffuso fra la popolazione. «Quell’emergenza», ha confermato Alessia Cognitti del Cda del Ruzzo, «ha messo in luce un problema di comunicazione che ha amplificato l’allarme fra la popolazione. I valori sono sempre rimasti “sotto soglia”. Comunque la situazione, seppur “mal comunicata”, ha dimostrato che il sistema di controlli ha funzionato». Sempre Di Giosia ha annunciato che nell’atto aziendale è stata creata una unità semplice di comunicazione in caso di crisi oltre a una struttura dedicata al controllo dell’acqua.
L’ATTIVITÀ DEL SIAN. La tavola rotonda aveva anche l’obiettivo di illustrare la corposa attività del servizio della Asl, diretto da Maria Maddalena Marconi, sul controllo dell’acqua. La dirigente ha ricordato i passaggi fondamentali del controverso rapporto dell’acquifero con A24 e Infn. E anche i due allarmi più recenti: quello del 9 maggio 2017 per la sospetta presenza di toluene e del 31 agosto 2016 per la presenza di diclorometano. Marconi ha anche sottolineato che il gestore, cioè l’acquedotto del Ruzzo, ha acquistato due nuove sonde che analizzano una serie molto più ampia di sostanze e che sarà creata una rete fra enti – di cui fa parte ovviamente anche la Asl – che potrà avere accesso ai risultati di campionamenti fatti sulle 24 ore. E, ancora, annuncia che presto sarà fatto un piano di campionamento per le sostanze radioattive. Oltre a questo ha illustrato le continue ispezioni e campionamenti svolti dalla Asl e il fatto che sulle “news” del sito della Asl saranno pubblicate le eventuali “non conformità” dell’acqua.
I CITTADINI. Puntuali gli interventi delle associazioni. Giuliano Di Gaetano di Legambiente ha chiesto a che punto sono i lavori per “isolare” Cerchiara, Fano a Corno e San Pietro in caso di contaminazione dell’acqua, visto che risultano non avviati. E il sindaco di Isola, Roberto Di Marco ha chiesto che, «in attesa di eliminare totalmente qualsiasi pericolo», il proprio territorio venga alimentato da altre sorgenti in zona. Massimo Fraticelli, dell’Osservatorio indipendente ha avanzato delle richieste: «Nel giugno scorso avevamo chiesto che venisse allestito un sito in cui inserire tutte le informazione sull’acquifero del Gran sasso, non è stato fatto. Una progettazione reale sulla messa in sicurezza non c’è. Il laboratorio non ha l’impermeabilizzazione che dovrebbe avere. Riteniamo che nessuno sappia con precisione che giri fanno le acque, speriamo che faccia chiarezza la magistratura. Penso che l’intera comunità debba riprendere in mano questa questione».
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