Allarme sui budget dei reparti «Troppi tagli, malati in fuga»

TERAMO. La Asl scivola sui budget. E’ insintesi il messaggio lanciato dai sindacati Smi e Cimo che sottolineano come in questi giorni si stiano adottando scelte che si ripercuoteranno negativamente...
TERAMO. La Asl scivola sui budget. E’ insintesi il messaggio lanciato dai sindacati Smi e Cimo che sottolineano come in questi giorni si stiano adottando scelte che si ripercuoteranno negativamente sul futuro della sanità teramana. Sono in corso le contrattazioni sul budget ospedaliero: in sostanza ogni anno i capi dipartimento e la Asl convocano i primari, fanno il punto dell'attività svolta, degli obiettivi raggiunti e fissano quelli futuri, ad esempio assegnando il numero di interventi da eseguire e gli investimenti da fare.
«Emerge innanzitutto», esordiscono Vincenzo Cipolletti, segretario aziendale dello Smi e Sandro Core, segretario aziendale della Cimo, «una riduzione degli investimenti in strumenti e nuove tecnologie che penalizza non poco i reparti, in quanto non vengono dotati di strumenti a disposizione di cliniche private e degli ospedali dalle Marche in su. Così non si è competitivi. Pare si consideri solo ad aumentare il numero delle prestazioni, non tenendo conto del fatto che di contro il personale è diminuito». I due sindacalisti lamentano che «si è ben lontani dal produrre più qualità nelle prestazioni sanitarie: si cerca di incrementarne semplicemente la quantità. Non interessano metodiche nuove, ma solo il numero delle prestazioni».
Di tutto questo, fanno notare, alla fine ne faranno le spese i pazienti. I due sindacalisti fanno degli esempi. Il tentativo è a far passare la chirurgia delle ernie da “one day surgery” che cioè richiede solo una notte di ricovero, a day hopital, in modo da non occupare un letto di notte. E ancora: la chirurgia del tunnel carpale passerebbe da intervento in day hospital a intervento in ambulatorio, così per la biopsia prostatica o la biopsia vescicale, ad esempio.
«In sostanza si tende a ridurre il numero dei ricoveri e a spostare alcune attività al di fuori del day hospital. In questo modo tutto diventa a carico del paziente, che deve a questo punto pagare il ticket. Anzi, addirittura in alcuni casi si paga doppio: ad esempio si paga prima per la biopsia stessa e poi per l'esame istologico. Tutto questo rischia di far “fuggire” i pazienti ad esempio verso le cliniche private che offrono tutta l'assistenza necessaria e il comfort. Ci dicono che vogliono ridurre la mobilità passiva, così si raggiunge l'effetto contrario. Se proprio si dovrà continuare su questa strada allora bisogna far sì che anche le cliniche private facciano le stesse prestazioni con gli stessi metodi. Ecco perchè rivolgiamo un forte invito alla Asl a modificare i criteri della contrattazione dei budget in modo da mettere in vera competizione i reparti con il privato», concludono Cipolletti e Core.
A margine, una precisazione sull’articolo sulle critiche mosse da Cgil, Cisl e Uil all’affidamento a Radiosanit dello svolgimento di alcune prestazioni radiologiche per abbattere le liste di attesa. La Asl pagherà quasi 500mila euro a Radiosanit secondo prezzi stabiliti per ogni prestazione: ad esempio per un’ecografia la Asl pagherà 40 euro, per una Tac 85. I pazienti pagheranno il normale ticket. (a.f.)
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