Alloggi temporanei in alberghi e B&B

3 Aprile 2020

Il Comune trova 69 stanze per operatori sanitari e di polizia, poi saranno estesi a chi è in guarigione

TERAMO. Dopo l'appello lanciato dai sindacati, che avevano chiesto a tutti gli enti di trovare alloggi temporanei per medici, infermieri e operatori socio-sanitari impegnati ogni giorno nella battaglia contro il coronavirus, il Comune di Teramo nel giro di pochi giorni è riuscito a trovare cinque strutture ricettive disponibili, tra Teramo e San Nicolò, per 69 stanze. Strutture che il Comune ha deciso di mettere a disposizione, fin da subito, anche agli operatori delle forze dell'ordine che ne dovessero fare richiesta. «Come operazione preliminare avevamo allestito con dei letti forniti dalla protezione civile la scuola Risorgimento», ha sottolineato il vicesindaco Giovanni Cavallari, «una risposta immediata ma non adeguata a un’esigenza così rilevante, in quanto ovviamente la scuola presentava dei problemi oggettivi come i servizi igienici in comune». Da qui la decisione di andare oltre e cercare la disponibilità da parte di strutture ricettive. Ieri la Regione ha quantificato la spesa consentita per ogni struttura ricettiva, ma in attesa della convenzione il Comune di Teramo è pronto a partire fin da subito. «Ovviamente i diretti interessati dovranno fare una mail con la richiesta e l'indicazione dei propri dati personali e del numero di telefono», ha aggiunto Cavallari, «e dovranno compilare un'autocertificazione per dire che non sono positivi al virus».
Il sindaco Gianguido D'Alberto, nel sottolineare come l'ente sia quotidianamente in contatto con la Protezione civile e la Asl, anche per mettere a sistema queste strutture, ha spiegato come dopo questa prima fase ogni struttura disponibile sarà dedicata a rispondere a una specifica esigenza, così da evitare commistioni. «Partiamo con il personale sanitario e l'estensione alle forze di polizia», ha detto il primo cittadino, «ma con la Asl è emersa l'esigenza di riservare degli spazi anche per quelle persone che sono in fase di guarigione clinica ma non hanno ancora raggiunto la piena guarigione che consente il rientro in famiglia. Ci sono poi le ipotesi di quarantena obbligatoria che non possono essere svolte all'interno delle famiglie e l'esigenza importante di trovare spazi anche per chi non ha un'abitazione, come i senza tetto. Situazioni dove in questo momento l'emergenza sociale si affianca al rischio sanitario».
Alessia Marconi
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