Alluminio alle stelle: 20 operai messi in cassa integrazione

Piccola industria metallurgica che produce maniglie per porte travolta dai rincari legati alla guerra La Fim Cisl avverte: «Altre dovranno interrompere la produzione, il settore rischia di crollare»
TERAMO. La guerra in Ucraina e la generale instabilità dei mercati internazionali stanno avendo ricadute anche sul territorio teramano. I prezzi dell'energia e di alcune materie prime, aumentati già da inizio anno, hanno subito un’ulteriore impennata, coinvolgendo materiali indispensabili alle aziende teramane. Aziende che, nel settore metalmeccanico e metallurgico, iniziano ad andare in affanno: e all'orizzonte, un orizzonte molto vicino, si profila una nuova ondata di cassa integrazione.
Non un semplice timore, ma «una realtà che iniziamo a toccare con mano e che dopo la pandemia rischia di dare il colpo di grazia a tante aziende del nostro territorio, soprattutto quelle medio-piccole», dice Marco Boccanera, segretario provinciale della Fim Cisl. Quel “toccare con mano” significa, intanto, la prima firma di cassa integrazione collegata allo scoppio del conflitto ucraino. Si tratta di venti dipendenti di un'azienda metallurgica che non riesce a tener testa ai rincari dell'alluminio, per gran parte acquistato dall'Ucraina, con il quale produce accessori per porte. Un materiale che aveva subito un rialzo importante del prezzo già ad inizio anno, ma che «ora è addirittura triplicato: si comprende come mantenere attiva e costante la produzione risulti difficilissimo», spiega Boccanera, che lunedì ha avuto un incontro con i vertici dell'azienda in questione e i lavoratori «preoccupati per una scelta che nessuno voleva, ma che alla luce del conflitto e di quello che sta provocando appare inevitabile. Purtroppo non è un caso isolato: ci sono altre aziende che ci riferiscono le stesse difficoltà. Per molte si aprirà una nuova stagione di crisi, di riduzione della produzione e di cassa integrazione», aggiunge il segretario Fim.
Il settore metallurgico teramano è in allarme: se è vero che le commesse non mancano, è altrettanto vero che «chi vende le materie prime garantisce consegne a due o tre mesi, e questo già è un problema, e lo fa inoltre senza fornire il prezzo definitivo che la materia avrà in quel momento: così l'azienda si trova disorientata e impossibilitata a stabilire il prezzo di vendita al cliente del prodotto finito. Il rischio di rimetterci è altissimo. Con l'alluminio sta accadendo proprio questo», aggiunge Marco Boccanera, e conclude: «Il settore registrava segnali di ripresa dopo le difficoltà del Covid. Ora rischia di precipitare. Le aziende avranno serie ricadute, ma anche famiglie e lavoratori: si fermeranno le assunzioni e chi è in cassa integrazione guadagnerà meno pur dovendo sostenere spese alte per luce, gas, generi alimentari. Servono azioni incisive da parte del Governo centrale, non è possibile affrontare questa enorme crisi a livello locale».
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