Alternanza scuola-lavoro Gli studenti in piazza chiedono più sicurezza

Corteo e sit-in in centro con l’adesione degli universitari e della Cgil: «Servono nuove regole per evitare che ci siano altre giovani vittime»
TERAMO. Rivedere il sistema di alternanza scuola-lavoro rimettendo al centro i diritti degli studenti: è quanto sono tornati a chiedere a gran voce, dopo il sit-in di una settimana fa, i giovani teramani scesi in piazza ieri mattina col supporto della Cgil e di diverse associazioni.
Studenti delle scuole superiori e universitari si sono radunati in piazza Dante armati di cartelli, striscioni e bandiere della pace. Perché se è vero che l'oggetto dell'iniziativa era il sistema di impiego dei giovani nelle aziende, i venti di guerra dell'Est non possono lasciare indifferenti. Così il corteo, ordinato e colorato, ha marciato lungo corso San Giorgio arrivando in piazza Martiri della Libertà.
La manifestazione ha visto una consistente partecipazione ed un animato momento di dibattito con le aperte richieste alle istituzioni di rivedere il sistema di alternanza scuola lavoro che nelle ultime settimane ha fatto registrare due tragici fatti di cronaca: ad Ancona e ad Udine due studenti, Giuseppe Lenoci e Lorenzo Perelli, hanno perso la vita proprio durante un percorso di avvio al lavoro contemplato delle attuali normative. E quelle normativa vanno ripensate perché così come sono «rappresentano solo una forma di lavoro nero» hanno denunciato in piazza i manifestanti.
Jacopo Di Michele dell'Udu di Teramo ha sottolineato come sia «necessario cambiare le modalità di attuazione dell'alternanza scuola-lavoro, perché se le morti sul lavoro sono sempre una tragedia, quelle di Lorenzo e Giuseppe sono un pugno in faccia a tutti gli studenti». La tematica è particolarmente cara alla Cgil che ieri ha voluto sostenere, con la presenza in piazza di diversi iscritti e rappresentanti, la protesta: «Non siamo contro l'alternanza scuola-lavoro, non siamo contrari a sistemi che introducano i giovani al mondo del lavoro, ma siamo contro un sistema che oggettivamente non funzione e che dal 2015 è stato reso obbligatorio ma senza alcun tipo di controllo», ha detto Vincenzo Quaranta della Filcams Cgil.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

