Alunni in aula con il telefonino? Meglio educare che reprimere

Nelle scuole teramane prevale la linea del dialogo con i ragazzi, che vengono invitati a spegnere i cellulari. I presidi: farseli consegnare potrebbe essere abuso di potere e violazione della privacy
TERAMO. Nate con il telefonino, le nuove generazioni vivono in simbiosi con la tecnologia e guai a toglier loro tablet e smartphone dalle mani. A farci i conti è la scuola che, durante le lezioni, ne vieta l'uso, sia per non interrompere l'attività didattica che per evitare i fenomeni di cyberbullismo. Disposizioni ministeriali e regolamenti d'istituto prevedono sanzioni disciplinari in caso di violazione della norma fino al sequestro del dispositivo, ma la scuola si trova a dover gestire anche nuove problematiche quali il diritto di proprietà e la privacy. Come si regolano in questo delicato equilibrio gli istituti teramani, cellulare sì o cellulare no? Tra i dirigenti scolastici sembra prevalere la convinzione che la proibizione da sola non basti: bene ai paletti dunque, ma meglio formare gli studenti a un uso corretto delle tecnologie, rendendoli consapevoli dei rischi nei quali possono incorrere.
M. è un ragazzino che frequenta una scuola media del territorio, dice che nel suo istituto tutti i ragazzi portano il cellulare, che funge soprattutto da status symbol. Di solito è all'ultima moda «e più è grande,più ti rende "figo"». Poi però «quando iniziano le lezioni bisogna spegnerlo e metterlo nello zaino», ma confessa che alcuni suoi compagni, lui no sia chiaro, «quando si annoiano vanno in bagno col telefonino». I bidelli controllano sì, ma non entrano nei singoli bagni!
Tablet e cellulari in realtà sono presenti già alle scuole elementari. Clara Moschella, dirigente degli istituti comprensivi San Nicolò, Teramo 4 e Falcone Borsellino di Villa Vomano-Basciano-Penna Sant'Andrea, racconta: «Ho indetto un'apposita riunione con le famiglie per spiegar loro che davvero non è necessario che i figli li a scuola, gli alunni ser serve possono contattare i genitori dall'istituto. Il problema si pone più alle scuole medie, i telefoninii devono restare spenti nelle borse, ma se la norma viene violata ripetutamente il dispositivo mi viene consegnato dal docente in una busta chiusa e io contatto i genitori perché si presentino a recuperarlo. La collaborazione con la famiglia è fondamentale».
Achille Volpini dirige l'istituto comprensivo Saliceti di Bellante e la scuola superiore Pascal-Comi. «Non ritengo sia una buona prassi la consegna all'entrata del cellulare. D'altro canto sono convinto che il telefonino possa rivelarsi un ausilio per la didattica, ovviamente se coordinato dal docente». Di simile avviso la preside Stefania Nardini dell'istituto Marino-Alessandrini-Forti: «Siamo una scuola 2.0, consideriamo la tecnologia una risorsa, in alcune classi disponiamo anche di tablet. Per quanto riguarda i cellulari personali generalmente chiediamo solo che vengano spenti, lascio poi ai docenti la libertà di chiederne la consegna in caso di compiti in classe. Quello che più ci preme è abituare i ragazzi a un utilizzo consapevole della tecnologia e lavoriamo molto sulla prevenzione».
Sulla questione il dirigente dell'istituto liceale Milli Giovanni Di Giannatale mette in luce un nuovo dilemma: «Bisogna stare attenti, chiedere la consegna di un cellulare potrebbe risultare un abuso di potere perché si tratta di un oggetto personale. D'altro canto è uno strumento necessario per i ragazzi, soprattutto per i gli studenti pendolari. Noi ne chiediamo solo lo spegnimento durante le lezioni e, se i ragazzi sono sorpresi con il dispositivo acceso, applichiamo le sanzioni disciplinari che possono arrivare fino alla sottrazione di un punto sul voto di condotta».
E, accanto al problema dell'abuso di potere, potrebbe delinearsi la questione della violazione della privacy. Lo fa notare Caterina Provvisiero, dirigente dell'istituto Di Poppa-Rozzi, che pone l'attenzione anche sulla possibilità dei cyberbullismo a scuola ricordando alcuni episodi verificatisi nel passato. Tuttavia la preside si esprime contro la consegna all'entrata dei telefonini, allo stesso modo dei dirigenti dei licei Einstein e Delfico-Montauti, Rosario Di Luciano e Loredana Di Giampaolo.
Oltre a limitare l'uso dei cellulari a scuola, gli istituti teramani si stanno muovendo per educare gli studenti a un utilizzo responsabile della tecnologia e qualche settimana fa all'Alessandrini si è tenuto un incontro, organizzato dall'Ufficio scolastico provinciale, rivolto a dirigenti e professori sul tema del bullismo. Sulla delicata questione interviene anche l'ispettore della polizia postale di Teramo, Tazio Di Felice, che ricorda: «Ormai i cellulari sono dei pc a tutti gli effetti e i ragazzi li utilizzano per tutto tranne che per chiamare. Spesso, tuttavia, non sono consapevoli dei rischi personali e penali che derivano da un loro utilizzo scorretto, per questo motivo da diversi anni proponiamo, nelle scuole che ci contattano, degli incontri sulla sicurezza in rete lasciando anche opuscoli informativi diversificati a seconda della fascia di età».
In conclusione: più che vietare l'uso dei telefonini nei suoi spazi, la scuola del 2015 - e dunque anche quella teramana - è chiamata a fornire ai suoi studenti gli strumenti più idonei per un approccio critico alla tecnologia dilagante.
Marianna De Troia
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