Alunno fa la pipì addosso: sotto inchiesta la maestra

L’insegnante nega al bimbo di andare in bagno, i genitori la denunciano per abuso, maltrattamenti e lesioni ma il gip archivia: «Non c’è nessun reato»
TERAMO. Sono lontani i tempi in cui, se a scuola ti rimproveravano o ti infliggevano una punizione, a casa ti aspettava il bis da parte dei genitori. Da tempo quel tacito patto insegnanti-genitori si è rotto e lo dimostra quanto accaduto in un piccolo paese dell’interno della provincia, di cui non faremo il nome per non far identificare il bambino protagonista della vicenda. Una delle maestre dell’alunno, che frequentava la quinta elementare in paese, è stata denunciata penalmente dai genitori del bimbo perché quest’ultimo, tornato a casa con i pantaloni bagnati, avrebbe riferito: la maestra mi ha negato di andare in bagno e mi sono fatto la pipì addosso in classe.
Il divieto effettivamente ci fu, motivato dal fatto che in quella classe la regola era che si andava al bagno durante la ricreazione e che la ricreazione era appena passata. Che il bimbo se la fosse fatta addosso in aula, invece, le maestre presenti non se n’erano accorte e del pantalone bagnato venne fuori solo all’uscita. Per questo aspetto – ovvero l’omessa vigilanza – la maestra è stata sanzionata a livello disciplinare dal preside della scuola con un ammonimento: provvedimento al quale non si è opposta, anche se poi ha chiesto il trasferimento. Poteva finire qui, insomma. E invece no. Intanto il bimbo è stato ritirato dalla scuola e trasferito dai genitori in un istituto di Teramo. Ma la cosa che più colpisce è che sull’insegnante, che all’epoca dei fatti stava per andare in pensione dopo una carriera priva di incidenti di sorta, è stata aperta – sulla base della querela dei genitori – un’inchiesta penale di cui si sono occupati i carabinieri sentendo diversi testimoni. Il pubblico ministero ha presentato richiesta di archiviazione, ma i genitori dell’alunno si sono opposti e l’ultima parola è toccata al gip Domenico Canosa che, dopo aver tenuto udienza in camera di consiglio alla presenza delle parti (la maestra era difesa da Wania Della Vigna, i genitori rappresentati da Iole Di Bonifacio), ha ordinato l’archiviazione del procedimento giudicando infondate tutte le accuse. Queste erano: abuso d’ufficio, maltrattamenti verso fanciulli, lesioni personali (le parti offese sostenevano che il bimbo, dopo la pipì addosso a scuola, avrebbe accusato problemi psicologici e fisici) e diffamazione (la maestra sotto accusa aveva detto a una collega che l’alunno in questione era intimorito non da lei, ma dai genitori).
«Una siffatta situazione», scrive Canosa nel decreto di archiviazione, «pur a volerla ritenere censurabile non determina la ricorrenza di alcuna delle fattispecie delittuose ipotizzate». Come dire: tanto rumore per nulla.(d.v.)
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