Analisi nelle scuole per prevenire le malattie ai reni

9 Marzo 2016

I nefrologi del Mazzini controllano gli studenti del Classico De Rosso: prevenzione basilare, la patologia è molto diffusa

TERAMO. I medici del reparto di nefrologia e dialisi di Teramo al liceo classico “Delfico” per prevenire l’insufficienza renale. Domattina infatti sottoporranno cento studenti del ginnasio a controllo della pressione e all’esame dell’urina. Non a caso lo screening cade nella Giornata mondiale del rene che in provincia prevede anche all’ospedale di Atri “Porte aperte in nefrologia” con medici e infermieri pronti per consulenze sulle patologie renali.

«La prevenzione è basilare», esordisce Goffredo Del Rosso, primario del reparto, «pochissimi, soprattutto fra i giovani, si sottopongono all’esame delle urine. Prima la visita di leva costituiva, ovviamente per gli uomini, un momento di controllo che ora non c’è più». E se si considera che i primi due dei cinque stadi dell’insufficienza renale sono silenti, iniziative come quella di domani al Classico sono preziose.

«L’epidemia di insufficienza renale è un problema di salute pubblica di prima grandezza», aggiunge infatti Del Rosso, «ancora oggi purtroppo poco conosciuto. Invece la diffusione nella popolazione italiana è del 7,5% negli uomini e del 6,5% nelle donne. In Abruzzo ogni anno ci sono 170 nuovi pazienti che entrano in dialisi».

Il problema non è da poco anche in provincia di Teramo.Al Mazzini sono stati nel 2015 70 i pazienti in emodialisi e 25 in dialisi peritoneale. All’ospedale di Giulianova 40 in emodialisi e 26 in dialisi peritoneale, mentre ad Atri 25 dei primi e 9 dei secondi. Numeri non secondari. Utile a ritardare l’ingresso in dialisi è appunto l’ambulatorio di pre-dialisi il cui compito è di rallentare la progressione dell’insufficienza renale e che al Mazzini esiste da tempo, anche se andrebbe ulteriormente potenziato. D’altronde, fa notare Del Rosso, «La sostituzione della funzione renale (cioè la dialisi, ndr) è molto costosa: un paziente in trattamento costa 50mila euro all’anno».

Un’alternativa – purtroppo solo parziale – è la dialisi domiciliare. Proprio la settimana scorsa un paziente teramano, che dal novembre scorso è costretto a sottoporsi a emodialisi, ha abbandonato il “lavaggio del sangue” in ospedale. «In sostanza si addestra un familiare a fare la dialisi», spiega il nefrologo, «in questo caso abbiamo insegnato alla moglie, per tre mesi qui in reparto, quel che deve fare. Ora un piccolo apparecchio è stato fornito loro a casa: il paziente se la può fare tranquillamente, magari di sera davanti alla tv. Non è più costretto a venire in ospedale e a fare assenze dal lavoro. Questo migliora di molto la sua qualità della vita. E contemporaneamente rappresenta un risparmio per la Asl, dalle spese di trasporto, a quelle per il personale, a quelle alberghiere».

Non poco, in un momento di carenza di personale come l’attuale. In reparto sono 5 i medici, più una borsista che ha vinto una borsa di studio intitolata al un nefrologo teramano scomparso, Francesco Tondo, e pagata sostanzialmente dalle case farmaceutiche. Che, grazie all’intraprendenza del primario, hanno fornito anche televisori per i pazienti in trattamento nei 18 reni d’acciaio del reparto e un televisore nell’atrio in cui vengono trasmesse le regole basilari per la prevenzione e tutta un’altra serie di informazioni utili ai pazienti.

Nell’ambulatorio nefrologico arriva infatti una moltitudine di malati, dagli ipertesi ai nefropatici, ai calcolotici, ma anche ai trapiantati. Il reparto di Teramo segue 35 trapiantati, quello di Giulianova 5, quello di Atri 8. La buona notizia è che proprio tre giorni fa una paziente di Sant’Onofrio, in dialisi da 4 anni, è stata sottoposta ad un trapianto al Gemelli. Un evento di cui gioisce tutto il reparto: «con i malati, vista la frequenza dei trattamenti, si instaura un rapporto forte», conclude Del Rosso.

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