Antonetti: «È una favola quella dei cantieri avviati»

Il candidato civico e del centrodestra contesta l’operato dell’amministrazione: «Ha avuto una quantità di fondi irripetibile e non è riuscita a spendere tutto»
TERAMO. La campagna elettorale a Teramo, in attesa che vengano resi noti i programmi dei tre candidati a sindaco e che si possano così valutare le proposte operative per il futuro della città, è partita, come accade un po’ dappertutto, all’insegna del “guardate quanto abbiamo fatto” da parte dell’amministrazione uscente e del “guardate cosa non hanno fatto” da parte degli sfidanti. È in particolare Carlo Antonetti, candidato civico abbracciato dal centrodestra, a contestare la narrazione del sindaco Gianguido D’Alberto e della sua squadra, a cominciare dal vice sindaco e assessore ai lavori pubblici Giovanni Cavallari, secondo i quali è stata messa in campo negli ultimi anni la più imponente programmazione di opere pubbliche che Teramo ricordi.
“La favola della città che non c’è”. S’intitola così una nota diffusa ieri da Antonetti, che recita: «Continuo a sentire, da parte della maggioranza uscente, il mantra dei “cantieri avviati”. Una stucchevole litania elettorale che stride in maniera evidente con la realtà, fatta invece di ritardi, di altri ritardi, di eccessivi ritardi e troppe omissioni. Mai come in questi cinque anni un’amministrazione comunale ha avuto la possibilità di ricevere e intercettare una così grande, impensabile e irripetibile quantità di fondi pubblici dallo stato, dal governo, dall’Europa (Pnrr) e dalla ricostruzione post sisma 2016. È, quindi, evidente che il grande tema è quello di capire come e cosa l’amministrazione non sia riuscita a progettare, a realizzare e a intercettare in relazione a fondi che senza alcun merito si è vista potenzialmente attribuire, come d’altronde ogni altro Comune d’Italia».
Antonetti prende ad esempio la ricostruzione post-sisma e continua: «A sei anni dal terremoto, la bandiera della (non) ricostruzione teramana è il municipio di piazza Orsini. È chiuso da sei anni. Le impalcature che lo proteggono, sono diventate ormai elementi permanenti di arredo urbano, che l’amministrazione attuale, evidentemente incapace di utilizzarle per il loro scopo naturale, ovvero quello di un cantiere avviato, ha trasformato in supporti per manifesti e opere d’arte, quasi a volerne legittimare l’esistenza. È inaccettabile. Il municipio chiuso è la tangibile manifestazione della totale mancanza di capacità programmatoria e organizzativa di un’amministrazione che ha ricevuto stanziamenti enormi, senza per questo riuscire ad avviare la ricostruzione pubblica. Mentre nei suoi cinque anni l’attuale amministrazione sbandierava rapporti di cordiale vicinanza con l’allora commissario straordinario, arricchendo i social di foto e selfie degli incontri e dei convegni, a Torricella Sicura, ad esempio, veniva totalmente demolito e ricostruito il municipio, tanto che oggi il sindaco di quel Comune siede in una sede moderna e funzionale, mentre quello di Teramo occupa ancora l’ufficio di quella sede provvisoria per la quale, tra l’altro, i teramani pagano un affitto».
Per Antonetti il municipio «è solo la più simbolica tra le voci di un elenco, lunghissimo, che annovera scuole, palazzi, uffici, tutto un patrimonio pubblico colpevolmente “dimenticato”, che ha prodotto ricadute estremamente negative sulla vita stessa e sull’economia del nostro centro storico». Il candidato conclude assicurando che nel suo programma (che al momento non è stato reso pubblico) ci sarà «anche la risoluzione di questi temi, unita alla visione organica e strategica della città. Perché questa città ha ascoltato troppe favole negli ultimi cinque anni. Adesso ha bisogno di verità e di vedere finalmente cose e opere concrete».
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