Appalti, s’indaga anche in altri Comuni

11 Giugno 2018

Dopo quelle di Teramo, Atri e Pineto nel mirino altre procedure di somma urgenza adottate negli enti dopo le calamità

TERAMO. E’ un’inchiesta che ruota soprattutto sulle somme urgenze quella con cui la Procura teramana mette nuovamente sotto accusa il sistema degli appalti pubblici nel Teramano. E che, con il passare dei giorni, delinea uno scenario sempre più ampio.
Perchè sotto la lente d’ingrandimento di inquirenti e investigatori (in questo caso gli uomini del nucleo del nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale della Finanza),non ci sono solo la Provincia, i Comuni di Teramo, Atri e Pineto e i compartimenti Anas di Abruzzo e Marche ma numerosi altri enti locali. Soprattutto Comuni che nei giorni delle emergenze neve e terremoto hanno fatto ricorso alle procedure dirette. Procedura, quella della somma urgenza, prevista anche dal nuovo codice degli appalti che in questo caso stabilisce: «In circostanze di somma urgenza che non consentono alcun indugio, il soggetto fra il responsabile del procedimento e il tecnico dell'amministrazione competente che si reca prima sul luogo, può disporre, contemporaneamente alla redazione del verbale, in cui sono indicati i motivi dello stato di urgenza, le cause che lo hanno provocato e i lavori necessari per rimuoverlo, la immediata esecuzione dei lavori entro il limite di 200.000 euro o di quanto indispensabile per rimuovere lo stato di pregiudizio alla pubblica e privata incolumità».
Ma proprio il ricorso a queste procedure, ipotizza la Procura, avrebbe determinato la creazione di un sistema illecito in cui gli imprenditori si mettevano d’accordo per spartirsi gli appalti con il concorso di funzionari e politici in cambio di qualcosa in un modus operandi ben collaudato. «Accordi illeciti» li definisce più volte il pm Luca Sciarretta (titolare del fascicolo) nel decreto di perquisizione eseguito qualche settimana fa. Ed è destinato ad allungarsi anche l’elenco degli indagati che per ora restano il consigliere provinciale Mauro Scarpantonio (che nei giorni scorsi ha riconsegnato la delega alla viabilità); l’imprenditore edile Armando Di Eleuterio, che è anche presidente regionale dell’Ance (l’associazione nazionale dei costruttori); l’imprenditore edile Diego Di Sabatino; il funzionario del settore viabilità della Provincia Dario Melozzi e quello del settore appalti del Comune di Pineto Donato D’Evangelista. Le accuse contestate sono la corruzione in atti propri, l’abuso d’ufficio e la turbata libertà degli incanti in concorso.
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