Appello della mamma di Spinelli: «Indagate su chi era con l’omicida»

1 Novembre 2017

Alba, per l’assassinio del giovane rom è in carcere un albanese che ha confessato il delitto I familiari della vittima chiedono che la procura estenda gli accertamenti anche su altre persone

ALBA ADRIATICA. Sceglie le parole con cura, quelle che servono a scandire la rabbia e il dolore di una mamma. Perchè se un’inchiesta giudiziaria per omicidio sta per essere chiusa, lei chiede che niente venga tralasciato. Lei è Cinzia Saccia, la madre del 22enne Manuel Spinelli accoltellato a morte a giugno al termine di un violenta lite scoppiata sul lungomare di Alba Adriatica.
Per quell’omicidio è in carcere il 27enne albanese Farim Koldashi che ha confessato. La donna, assistita dall’avvocato Bruno Gallo, chiede che la Procura indaghi anche sulla persona che la sera dell’omicidio era con l’albanese. Dice l’avvocato: «La mamma torna ad invocare giustizia per l’atroce morte del figlio. Non grida vendetta, ma non vuole che equivoci, dubbi o asseriti conflitti tra clan rom e albanesi possano celarsi dietro le futili ragioni che hanno indotto l’omicida a compiere l’efferato gesto». Aggiunge il legale che assiste la famiglia insieme all’avvocato Fedele Ferrara: «Manuel si era sposato da poco, amava la propria compagna e conduceva una vita semplice e lontana da propositi criminali. Una vita improvvisamente spezzata dalla furia di chi senza una ragione freddamente lo colpiva mortalmente anche alla presenza di chi quel matrimonio non l’ha mai digerito e nei confronti della quale si è certi che la Procura di Teramo estenda le sue indagini». Da una prima ricostruzione fatta da investigatori e inquirenti (carabinieri e pm Davide Rosati) quella drammatica sera del 20 giugno l’albanese era sulla sua utilitaria con a bordo la sua nuova fidanzata, che era la ex ragazza di Spinelli. La macchina era arrivata sul lungomare di Alba, all’incrocio con via Mazzini, proprio mentre Spinelli e altri due rom, fra cui suo padre, stavano attraversando. Tra gli uomini era scoppiato un litigio violentissimo, molto probabilmente per gelosia: insulti, pugni e l’albanese, che nel frattempo era sceso dalla vettura, aveva sferrato due fendenti al 22enne, al volto e al cuore. Koldashi era risalito sulla sua utilitaria ed era ripartito a tutto gas. Era stato poi ritrovato a Colonnella dai carabinieri e portato all’ospedale di Teramo con fratture al naso e al palato. Qui era rimasto piantonato in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario prima di essere portato nel carcere di Castrogno e successivamente trasferito in un altro penitenziario. L’uomo, assistito dagli avvocati Paola Pedicone e Antonio Di Gaspare, nelle settimane successive all’arresto è stato sottoposto anche all’esame del Dna su richiesta della Procura. Un esame per stabilire con certezza con scientifica a chi appartengano, oltre alla vittima, le tracce di sangue sul coltello usato per il delitto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA