Aquilani, appello al tribunale per chiedere la scarcerazione

TERAMO. Da due mesi è agli arresti domiciliari e dopo un altro no del gip alla scarcerazione la richiesta d una attenuazione della misura è diventata un appello incidentale al tribunale.Il caso è...
TERAMO. Da due mesi è agli arresti domiciliari e dopo un altro no del gip alla scarcerazione la richiesta d una attenuazione della misura è diventata un appello incidentale al tribunale.
Il caso è quello di Francesco Aquilani, il 69enne ragioniere di Civitella del Tronto con studio a Sant’Egidio finito ai domiciliari nell’ambito della maxi inchiesta su presunti falsi documenti per i permessi di soggiorno e che vede 94 indagati. L’uomo è assistito dall’avvocato Giandonato Morra che nei giorni scorsi ha presentato l’appello incidentale al tribunale che dovrebbe esprimersi nei prossimi giorni.
Secondo l’accusa (il fascicolo è del sostituto procuratore Stefano Giovagnoni che ha delegato la guardia di finanza che ha operato in sinergia con l’ispettorato del lavoro) il professionista, che già in passato è stato coinvolto in vicende simili, in concorso con un avvocato (che è indagato) sarebbe riuscito ad ottenere indebitamente il rinnovo del permesso di soggiorno a circa 80 extracomunitari. Il tutto sarebbe avvenuto attraverso una cospicua falsa documentazione relativa a contratti di lavoro, comunicazioni di instaurazione di rapporti di lavoro e buste paga riconducibili a tre aziende esistenti solo sulla carta. Dalle indagini, durate circa due anni, è emerso anche che la falsa documentazione, oltre ad essere usata per il rinnovo del permesso di soggiorno, sarebbe servita anche per conseguire, sempre indebitamente, varie indennità ed erogazioni previste sia per maternità sia per disoccupazione. Sempre secondo l’accusa l’uomo sarebbe risultato anche amministratore di due società che curano la contabilità e gli aspetti fiscali di alcune delle ditte in cui erano stati contrattualizzati gli extracomunitari. Questo avrebbe consentito al professionista, sempre secondo l’accusa, di emettere fatture per operazioni inesistenti.(d.p.)
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