Area ex Castelli, parte la diffida: «Gli ulivi secolari vanno salvati»

Conalpa, Wwf e Italia Nostra fanno scrivere al Comune da un avvocato per censire e tutelare le piante: «Nessuna risposta alle precedenti richieste». Nella zona prevista la costruzione un complesso edilizio
ROSETO. Attivare al più presto la procedura di censimento e salvaguardia dell’uliveto monumentale nell’area Rastelli (ex Castelli) a Roseto nord dove è previsto un complesso residenziale. È ciò che chiedono le associazioni Conalpa Abruzzo, Italia Nostra e Wwf Abruzzo all’amministrazione comunale cui recentemente è stata notificata una diffida dopo le mancate risposte. Il Comune dal 6 settembre ha a disposizione trenta giorni di tempo per rispondere alle associazioni che chiedono di tutelare il patrimonio naturale nella zona composto da un uliveto delimitato da querce monumentali. La richiesta era stata inviata via pec a maggio, ma le associazioni non hanno mai ricevuto risposta. Da qui la decisione di procedere con una diffida. «Il sindaco non si è mai pronunciato in proposito», spiega l’avvocato Fabio Celommi che affianca le tre associazioni, «la richiesta che abbiamo inoltrato di nuovo sia al sindaco che alla Regione è di avviare la pratica di censimento degli ulivi e salvaguardia delle stesse piante. Il nostro è un sollecito, se non arriverà una risposta poi vedremo come procedere. La pubblica amministrazione non può omettere di dare risposte».
Celommi, che è anche il presidente del consiglio di quartiere di Roseto centro, aggiunge: «Quella è assolutamente un’area da salvaguardare per uso collettivo, non può essere distrutta, ma anzi deve essere valorizzata. Fa parte del patrimonio urbano collettivo. Roseto di aree verdi, soprattutto in zona centrale, non ne ha molte. Pensare di tagliare un uliveto monumentale come quello lo ritengo quasi un crimine». Per l’area Rastelli c'è un progetto su proposta della ditta Blu Eden srl che prevede la realizzazione di un complesso residenziale. In primavera però erano arrivati i pareri negativi di Soprintendenza e Provincia riguardo l’iter di trasformazione dell’area. L’Arta, Agenzia regionale per l’ambiente, ha invece preferito non esprimersi. Il privato dunque dovrà probabilmente procedere con una modifica del progetto in virtù degli stessi pareri negativi.
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