Arlecchino, la Cassazione dà ragione al pm

Accolto il ricorso della Procura dopo il dissequestro dello chalet: «Niente concessione demaniale »
GIULIANOVA. La Cassazione accoglie il ricorso della Procura (a presentarlo il pm Davide Rosati) sul caso dell’Arlecchino, lo stabilimento balneare di Giulianova che nel settembre del 2019 venne sequestrato e dissequestrato dopo venti giorni in seguito al provvedimento con cui il tribunale del Riesame aveva annullato i sigilli accogliendo il ricorso della proprietà. Secondo i giudici del Riesame, diversamente da quanto ritenuto dalla Procura, non ci sarebbe stata nessuna occupazione abusiva del suolo demaniale in quanto la concessione era valida perché prorogata. Di diverso avviso, evidentemente, la Procura che aveva fatto ricorso in Cassazione. Nei giorni scorsi i giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso del pm teramano sancendo che la concessione demaniale rilasciata alla società “Arlecchino sas di Teresa Longino”, con scadenza alla data del 31 dicembre 2007, non potendo essere prorogata automaticamente per effetto dell’immediata applicazione nell’ordinamento interno della “Direttiva Bolkestein”, era da considerare «come non esistente». Dunque i giudici sottolineano che non essendo più in essere la concessione per l’entrata in vigore di una nuova normativa, la stessa non poteva essere oggetto di proroga al 31 dicembre 2015 prima e al 31 dicembre 2020 poi. Secondo la Cassazione il reato di occupazione abusiva di spazio demaniale marittimo si configura anche in caso di occupazione protrattasi oltre la scadenza del titolo. L’ordinanza del tribunale di Teramo, come ha stabilito la Cassazione, deve essere annullata procedendo a un nuovo esame che si dovrà attenere ai principi fissati nella sentenza della Suprema Corte. Sul caso, dunque, è attesa una nuova ordinanza del tribunale del Riesame teramano.
Alfonso Aloisi
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