Artoni: la Bcc di Teramo valuta anche un’aggregazione locale

Ma il presidente sottolinea: «Finora ogni ipotesi del genere è fallita nonostante i nostri tentativi» Va avanti il progetto di fusione con Roma, «che dà le migliori garanzie a soci, correntisti e personale»
TERAMO. Il presidente della Banca di Teramo Cristiano Artoni ribadisce la bontà dell’operazione di aggregazione – partita giorni fa – con Bcc di Roma, ma lascia ancora una porta aperta a una soluzione diversa, ovvero a una fusione tra Bcc abruzzesi. Inoltre tiene a dire che l’attuale vertice della banca non disconosce affatto la gestione fino al 2012, che il Centro ha definito “poco attenta” per l’accumulo record di crediti deteriorati, anzi si pone «in assoluta continuità» con il passato.Artoni lo fa rilasciando al Centro dichiarazioni il cui obiettivo è duplice: fare chiarezza sul delicato momento attuale dell’istituto di viale Crucioli e spegnere qualche malumore interno, che sta montando dopo che il cda ha avallato l’aggregazione a Roma e dopo che a Teramo sono arrivati i funzionari di Bcc Roma per la cosiddetta “due diligence”, l’esame delle carte che prepara una fusione societaria.
Artoni parte con un excursus storico: «La Banca di Teramo, nata nel 1996 grazie a un’intuizione dell’onorevole Tancredi, ha gestito 400 milioni di masse e impiegato nel tempo circa 200 milioni sul territorio della provincia, garantendo il credito anche a piccole realtà imprenditoriali nonostante la forte crisi che ha colpito il territorio». Per Artoni questa crisi è stata più dura che altrove nel Teramano, «che vanta un primato negativo di procedure fallimentari», e ad essa «va aggiunta la crisi delle tre primarie banche abruzzesi, Tercas-Caripe e Carichieti, tutte commissariate, evento che certamente ha portato a un pesante incremento delle partite deteriorate, cosa particolarmente evidente nel nostro territorio vista la massiccia presenza di sportelli Tercas». Inoltre l’essere una banca giovane, e quindi ancora poco patrimonializzata, non ha giovato. «Su di noi», dice il presidente, «la crisi ha avuto un impatto maggiore che su altre consorelle abruzzese che grazie ad una storia più lunga hanno certamente maggiori patrimoni».
E qui si arriva alla svolta gestionale del 2012. «Il cda», dice Artoni, «che ha agito in uno spirito di assoluta continuità con il passato ha preso atto della situazione che la crisi stava determinando e nel corso del 2012 ha elaborato un piano stretagico di riposizionamento, condiviso con la Banca d’Italia, che è stato da quel momento sempre puntualmente rispettato, riuscendo in alcuni anni anche a migliorarlo». Il presidente evidenzia anche che «molti dei crediti deteriorati hanno validi presidi patrimoniali sottostanti».
Tuttavia la nuova gestione da sola non basta a garantire un futuro a Bcc Teramo alla luce di quelle che Artoni definisce «importanti modifiche del quadro normativo che regola l’attività bancaria in generale e il credito cooperativo in particolare». In soldoni: «Le nuove norme europee che prevedono più stringenti parametri patrimoniali per le banche, unite alla riforma del credito cooperativo, portano inevitabilmente alla necessità che piccole realtà quali quella del nostro istituto vadano verso un processo di aggregazione». Così la Banca di Teramo ha «avviato un’analisi sia con la Federazione abruzzese delle banche di credito cooperativo, sia con le consorelle della provincia». Ma, sottolinea Artoni, «dopo vari tentativi, preso atto dell’assenza di reali opportunità aggregative locali e in assenza di una proposta concreta da parte della Federazione, abbiamo ritenuto prudente rivolgerci ad un partner che desse le migliori garanzie ai nostri socie correntisti oltre che le migliori opportunità al territorio ove operiamo».
Il partner in questione è appunto Bcc di Roma, che «si è dimostrata assolutamente disponibile ad esaminare un’ipotesi aggregativa». Artoni fa notare: «La nostra richiesta di garantire il valore delle quote azionarie detenute dai soci, il mantenimento dell’attuale presenza sul territorio e la tutela dell’attuale struttura dell’istituto (compresi i 53 posti di lavoro, ndr) ha avuto riscontri positivi da parte della Bcc di Roma, cosa che sta a dimostrare il valore espresso dall’istituto che rappresento. Va ricordato che la Bcc di Roma, in ogni territorio ove è andata a operare, ha sempre aumentato il volume degli impieghi rispettando la territorialità e questo anche in termini di sostegno sia alle attività produttive che socioculturali».
Artoni conclude: «Questo non significa che non teniamo in considerazione ogni ipotesi di aggregazione locale, che però al momento è mancata nonostante i nostri ripetuti tentativi».(d.v.)
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