Assolto Allegrino, condannato il figlio

15 Luglio 2015

Gli imprenditori lancianesi a processo per bancarotta dopo il fallimento di una società con sede a Teramo

TERAMO. Erano finiti a processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale: l’imprenditore lancianese dei latticini e presidente dell’Ascom Abruzzo Angelo Allegrino, il figlio Luciano e Giuseppe Spadano. Il tribunale in composizione collegiale ieri mattina ha assolto Angelo e condannato a tre anni ciascuno Luciano e Spadano. I due Allegrino (assistiti dall’avvocato Consuelo Di Martino) erano a processo nella loro veste di amministratori di fatto, mentre Spadano (difeso dall’avvocato Paola Zulli) come amministratore di diritto della società La Distribuzione Srl, con sede ad Ancarano, dichiarata fallita nel 2011 dal tribunale di Teramo. Nel processo si era costituita parte civile Adelina Paolucci, difesa dall’avvocato Graziano Benedetto, per cui i giudici hanno stabilito di procedere in sede civile per il risarcimento. Luciano Allegrino e Spadano sono stati condannati anche a dieci anni di interdizione dai pubblici uffici. Il collegio (presidente Roberto Veneziano, a latere Sergio Umbriano e Belinda Pignotti) depositerà le motivazioni tra novanta giorni. Si legge nel capo d’imputazione: «In concorso tra loro, nella qualità di amministratori di fatto (Angelo e Luciano Allegrino) e amministratore di diritto (Spadano) della società La Distribuzione srl, distraevano, dissipavano o comunque occultavano i beni del patrimonio aziendale per arrecare pregiudizio ai creditori». La procura contestava anche ai tre di aver, si legge sempre nel capo d’imputazione, «tenuto libri e altre scritture contabili in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari». I due Allegrino sono imputati a Lanciano nel processo per il fallimento delle Latterie Abruzzesi dopo il rinvio a giudizio deciso qualche anno fa dal giudice Flavia Grilli. Allora le sorti di Spadano, legale rappresentate della ditta dal 9 ottobre 2006 al 22 ottobre 2010, e di Adelina Paolucci, 55 anni di Lanciano, socio unico e amministratore dal luglio all’ottobre 2006, si divisero. Il primo patteggiò due anni di reclusione, mentre la Paolucci venne prosciolta per non aver commesso il fatto. Successivamente la donna si è costituita parte civile del processo teramano.(d.p.)

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