Assolto il “cannibale”di Pineto: incapace di intendere e volere

Luca Michelucci accoltellò una donna ferendola gravemente perché voleva mangiarle i piedi Per il tribunale non è imputabile, ma dovrà continuare a seguire il trattamento psichiatrico
TERAMO. Ferì gravemente una donna a coltellate perché – così disse dopo l’arresto – voleva ucciderla per mangiarle i piedi. Per questo macabro episodio, avvenuto nel novembre 2011 a Pineto, Luca Michelucci, pinetese di 24 anni, si guadagnò l’epiteto di “cannibale”, ma non sarà condannato per questo: non lo sarà perché non è imputabile, in quanto ritenuto incapace di intendere e volere al momento del fatto.
Così ha stabilito ieri il tribunale di Teramo (presidente Roberto Veneziano, a latere Belinda Pignotti e Sergio Umbriano) che ha deciso di assolvere il giovane dall’imputazione di tentato omicidio, come del resto aveva chiesto lo stesso pubblico ministero Irene Scordamaglia, applicando però la misura della libertà vigilata per tre anni. In questo periodo il giovane pinetese – difeso dall’avvocato Antonino Orsatti – dovrà continuare le cure psichiatriche a cui è sottoposto dal momento dell’arresto. Michelucci, dopo un periodo trascorso nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, si trova in una comunità di cura protetta in provincia di Pesaro: il tribunale ha stabilito che dovrà restare lì per continuare a curarsi poiché – come accertato da una perizia esaminata nel corso del processo – Michelucci può essere considerato non socialmente pericoloso solo se prosegue il trattamento psichiatrico al quale è sottoposto. Il tribunale ha condannato il 24enne a risarcire la donna ferita – che si è costituita parte civile nel processo, rappresentata dall’avvocato Mario Del Principe – stabilendo per il momento il pagamento di una provvisionale di 60mila euro.
L’aggressione che stava per costare la vita alla persona presa di mira avvenne nel novembre del 2001. Michelucci era nella pineta in attesa dell’arrivo della donna – un’impiegata comunale di 40 anni – che era andata a fare una corsa. La bloccò e la colpi con varie coltellate, alcune delle quali sfiorarono il cuore e un polmone della malcapitata. Che forse sarebbe stata destinata a soccombere se non fosse stata slavata dall’arrivo di un passante.Michelucci si allontanò, ma venne rintracciato dopo una notte di ricerche nei pressi della caserma dei carabinieri di Silvi. E fu proprio ai militari che rese la sua agghiacciante confessione: la voleva uccidere per mangiarle i piedi. Fu evidente fin da subito che ci si trovava di fronte a una persona malata, dalla personalità fortemente disturbata, senza bisogno di attendere le perizie ed esami medici. Il primo dei quali fu effettuato dai servizi psichiatrici del carcere teramano di Castrogno che avevano defnito Michelucci «un soggetto schizofrenico con dei rilievi di cannibalismo e necrofilia». A questa diagnosi seguirono varie perizie nel corso del processo, anche divergenti sulla sua pericolosità sociale o sulla capacità di sostenere un processo, ma tutte concordi nel definire il 24enne totalmente incapace di intendere e volere al momento del fatto.
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