Asta beni comunali Restano invenduti i pezzi più pregiati
Aggiudicati tre lotti artigianali per circa 120mila euro Nessuna offerta per ex scuola, palazzo e area edificabile
TERAMO. Il Comune di Teramo riesce a piazzare alcuni dei beni messi in vendita, ma i pezzi più pregiati, dai quali avrebbe potuto ricavare somme ben più consistenti, rimangono invenduti per mancanza di offerte. È questo l’esito dell’asta pubblica che si è svolta il mese scorso, il cui risultato è stato ufficializzato con una determina dirigenziale pubblicata pochi giorni fa sull’albo pretorio on line del Comune. In totale erano stai messi all’asta dieci lotti e, ma sono arrivate offerte solo per tre aree produttive della zona artigianale di Villa Pavone. L’amministrazione riesce così ad incassare poco meno di 120mila euro, una somma che di certo non potrà migliorare di molto la situazione delle casse comunali. Entrando nel dettaglio, per il primo lotto l’offerta è stata di 36.100 euro, a fronte di una base d’asta di 31.740; il secondo è stato aggiudicato a 31.600 euro (base d’asta 31.570) mentre il terzo è stato assegnato per 51.750 euro (base d’asta 49.750).
Nessuna offerta, invece, per gli altri beni comunali messi all’asta che avrebbero potuto fruttare molto più qualora avessero trovato un acquirente. Tra questi, i locali del centro commerciale di via Rambelli (divisi in due lotti con base d’asta rispettivamente di 73.600 e 43.200 euro); l’edificio della ex scuola elementare di via Antonelli alla Cona (307.200 euro, il lotto più costoso di tutta l’asta); un fabbricato intero di tre piani in vico del Sole (168.165 euro); un’area edificabile in viale Bovio (250.480 euro); un locale uso ufficio in via Randi (140.000 euro). Se fosse riuscito a piazzare tutti questi immobili il Comune avrebbe potuto incassare poco meno di un milione di euro, ma non è arrivata nessuna manifestazione d’ interesse, per lo meno non a questo prezzo. Del resto, alcuni di questi beni erano già andati all’asta in precedenti occasioni e non sono mai arrivate offerte. Presumibilmente verrà bandita una nuova asta pubblica per tentare di venderli e il prezzo in tal caso sarà inferiore, ma non è detto che questa volta si troverà qualcuno disposto a presentare un’offerta per aggiudicarseli. (e.a.)
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