processo per abuso e falso 

Ater, il pm chiede l’assoluzione   per Pierangeli e Di Timoteo 

TERAMO. Con la richiesta di assoluzione per entrambi gli imputati, avanzata dal pm Davide Rosati, si è conclusa ieri l'udienza davanti al tribunale (presidente Flavio Conciatori, a latere Lorenzo...

TERAMO. Con la richiesta di assoluzione per entrambi gli imputati, avanzata dal pm Davide Rosati, si è conclusa ieri l'udienza davanti al tribunale (presidente Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano ed Enrico Pompei) del processo per abuso d’ufficio a carico dell’ex direttore dell’Ater di Teramo Lucio Di Timoteo e dell’ex amministratore unico Marco Pierangeli. Richiesta che è arrivata dopo l'audizione dei due periti nominati dal tribunale, ai quali era stato affidato l'incarico di redigere una perizia volta a verificare la regolarità delle determine di liquidazione e di affidamento dei lavori oggetto del procedimento penale. Dopo la requisitoria del pubblico ministero e l'arringa dell'avvocato Enrico Mazzarelli, difensore di Pierangeli, il processo è stato aggiornato a marzo per l'arringa dell'avvocato Gennaro Lettieri, difensore di Di Timoteo, e per la successiva sentenza. Il processo riguarda tutta una serie di lavori appaltati dall’Ater tra il 2011 e il 2014 a una ditta di cui, secondo l'accusa, era titolare un parente dell’ex direttore Ater. Sotto accusa, in particolare, sono finite alcune determine di liquidazione e affidamenti dei lavori in somma urgenza sottoscritte da Di Timoteo il quale per la Procura, oltre a «omettere di astenersi in presenza dell’interesse di un affine», come si legge nel capo di imputazione, le avrebbe firmate in violazione di varie norme, tra cui quella del limite di soglia di 40mila euro per gli affidamenti diretti, procurando alla ditta un ingiusto vantaggio patrimoniale. Accuse rigettate da Di Timoteo la cui difesa nel corso del processo ha fatto rilevare come non vi sia alcun legame di affinità tra l’ex direttore Ater e il titolare della ditta appaltatrice. Ma l’abuso d’ufficio non viene contestato solo all’ex direttore Ater. Dello stesso reato deve infatti rispondere anche Pierangeli, al quale la Procura contestava di aver sottoscritto, anche lui in violazione di norme e nella sua veste all’epoca dei fatti di amministratore unico dell’Ater, un provvedimento di liquidazione di 43mila euro procurando, sempre secondo l’accusa, un ingiusto profitto alla ditta in questione. A Di Timoteo viene contestata anche un'ipotesi di falso. Accuse rispetto alle quali, al termine del processo, lo stesso pm ha chiesto l'assoluzione. (a.m.)
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