Atr e Veco, altre aziende pronte a riassorbire parte dei lavoratori

10 Luglio 2021

L’Ars Tech di Controguerra assume gli operai del polo del carbonio di Colonnella, una ditta bresciana vuole portare al Nord macchinari e dipendenti della fonderia. I sindacati: «La Regione apra un tavolo»

MARTINSICURO. Le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm di Teramo, in riferimento alle annose vertenze della Veco di Martinsicuro e dell’Atr di Colonnella, chiedono la convocazione di un tavolo istituzionale all’assessore al lavoro della Regione, Pietro Quaresimale, «alla luce di alcune notizie», scrivono in una nota, «che necessitano di essere attenzionate e approfondite».
ATR. «Un’azienda del carbonio», scrivono i sindacati nella nota, «concorrente dell’Atr e situata a poca distanza ha fatto sapere a mezzo stampa che nel giro di qualche tempo, visto l’andamento positivo, ha intenzione di implementare il personale di 200 unità. Ci sembra opportuno, oltre che logico a questo punto, immaginare che tra queste 200 persone ci siano le competenze dei 75 lavoratori dell’Atr, che per cause non legate alla loro volontà, sono a casa di più di un anno: si salvaguarderebbero le professionalità del territorio a beneficio dell’azienda concorrente che avrebbe personale già formato». La ditta in questione sembra essere la Ars Tech di Controguerra, ditta strategicamente focalizzata sulla produzione di telai, parti strutturali e carrozzerie in fibra di carbonio, che si è già mossa: sembra che una cinquantina di ex operai dell’Atr si siano trasferiti nell’azienda che dista meno di un chilometro e lavora nello stesso settore. Altri operai, contattati, hanno rifiutato il trasferimento.
VECO. «Per quanto riguarda la fonderia Veco di Martinsicuro», continua la nota dei sindacati, «investitori del Nord, attratti dal know-how dei lavoratori, saranno a breve nel Teramano per poter espletare dei colloqui di lavoro con alcuni dipendenti della fonderia, i quali, pur di lavorare, sarebbero disposti a trasferirsi a molti chilometri di distanza dalle proprie famiglie. In questa occasione gli imprenditori bresciani prenderanno visione dei macchinari della Veco, attualmente in disuso e messi in vendita dalla curatela così come previsto dalla procedura fallimentare. È necessario avviare quanto prima un confronto affinché le professionalità, le competenze, le attività e i macchinari della fonderia rimangano nel nostro territorio, anziché farli emigrare interamente, e dunque definitivamente». Sembra che la ditta bresciana non sia interessata al sito produttivo, essendo troppo alta la spesa per la bonifica del terreno, ma ai macchinari. Quanto alle maestranze, in pochi potrebbero accettare il trasferimento a centinaia di chilometri di distanza anche perché l’età media dei lavoratori ex Veco non è bassa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA