Atri, dieci sindaci contro la chiusura di senologia

24 Luglio 2019

Gli amministratori di Atri e dei centri vicini scrivono al governatore Marsilio: «Trattati diversamente da altri ospedali periferici della regione Abruzzo»

ATRI. Dieci sindaci uniti contro il trasferimento del servizio di senologia dell’ospedale di Atri a quello di Teramo. Una scelta, quella decisa giorni fa della Asl non condivisa da amministratori locali e semplici cittadini del comprensorio sanitario atriano che si sentono sempre più scippati dei servizi dopo l’addio degli anni scorsi al punto nascita e pediatria.
Per ora la cosa certa è che il senologo Renato Di Marco, che in questi anni ha prestato servizio ad Atri, dal prossimo 1° agosto prenderà servizio a Teramo. In una lettera inviata ieri al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e all’assessore regionale alla salute Nicoletta Verì i sindaci dei Comuni di Atri, Arsita, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Montefino, Cermignano, Cellino Attanasio, Silvi e Pineto evidenziano come l’atto coinvolga gli utenti di un vastissima area. «In rappresentanza di un territorio, e non solo di quello che afferisce all’ospedale San Liberatore di Atri, abbiamo avuto notizia del trasferimento del chirurgo senologo, per accentrare l’attività nell’ospedale di Teramo, così come previsto dalla legge», si legge nella lettera, «ma, sempre la stessa legge, se lo prevede, dovrebbe avere efficacia anche per gli ospedali periferici di Lanciano, Avezzano e Ortona. Come spiegare questa disuguaglianza?». La missiva prosegue facendo riferimento ai recenti reparti dismessi: «Così come non si è mai spiegata, ad esempio, la chiusura del punto nascita di Atri, con più di 500 parti l’anno, a fronte di scelte diverse con numeri assai più limitati, per ragioni di sicurezza, ora non si spiegherà la perdita dell’ottimo servizio di senologia presente nel nosocomio atriano». Il documento contiene un appello a Marsilio: «Chiediamo un vostro autorevole intervento per rivedere questa decisione, almeno fino a quando l’obbligo sancito dalla legge non sia applicato uniformemente su tutto il territorio regionale. Per l’ospedale di Atri che sta vivendo una fase caratterizzata da disattenzioni (o da particolari attenzioni), chiediamo di discutere, di lavorare nell’ottica della programmazione, con chiare prospettive, lo chiediamo per l’ospedale certamente, ma anche e soprattutto per i nostri cittadini che sono la ragione stessa dell’esistenza del nosocomio stesso».
Gli stessi 10 sindaci mesi fa si schierarono contro il paventato trasferimento del commissariato di polizia che è rimasto nella città ducale.
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