Atri, la riabilitazione raddoppia i pazienti
Dai 5.700 dell’anno scorso a oltre 10mila fino a settembre 2018. Dimezzati i tempi medi di degenza
ATRI. Hanno raddoppiato in un anno il numero di pazienti interni ed esterni, garantendo una media di 80 trattamenti al giorno tra urgenti e programmati. Sono i numeri che caratterizzano il reparto di riabilitazione dell’ospedale di Atri, guidato da Giuseppina Franzone. «Siamo molto soddisfatti», commenta Franzone, «perché parliamo di un settore nel quale, tendenzialmente, le degenze hanno durata di un mese, mentre da noi questa si riduce a 15 giorni. Coloro i quali, infatti, necessitano di riabilitazione, vengono costantemente seguiti durante la degenza con trattamenti no stop, al termine dei quali possono tornare a casa e continuare il loro percorso da esterni». Una organizzazione che comporta benefici non solo per i pazienti ma anche per la Asl che risparmia anche in termini di retta alberghiera. «L’efficienza del servizio», continua Franzone, «ci ha consentito di toccare numeri davvero importanti, passando da 5.704 pazienti interni nel 2017 a ben 10.095 nell’anno in corso. I dati infatti sono aggiornati a settembre 2018: ciò significa che al termine dell’anno potremo senza dubbio dire di aver praticamente triplicato le prestazioni». Anche il numero di pazienti esterni segue lo stesso andamento, essendo passato da 18.709 nell’anno 2017 a 30mila nell’anno in corso. «È una grande soddisfazione», commenta il consigliere regionale Luciano Monticelli, «perché testimonia la capacità di risposta dell’ospedale alle esigenze dell’utenza che, in questo modo, non è costretta a ricorrere a soluzioni alternative, ma trova risposta nel proprio comprensorio. L’opera di rilancio e potenziamento dell’ospedale della città ducale procede dunque a gonfie vele e raccoglierne i frutti non può che riempirci di orgoglio». La qualità del reparto è dimostrata anche da una recente pubblicazione di uno studio pilota portato avanti proprio dal San Liberatore di Atri circa la riabilitazione individuale in gruppi omogenei, studio pubblicato in occasione di uno degli ultimi convegni del Simfer, la Società italiana di medicina fisica e riabilitativa. «Quest’area specialistica», conclude Monticelli, «è di fondamentale importanza, se si pensa a quante volte, nell’arco di una vita, essa possa essere di grande aiuto. I migliori complimenti, dunque, alla dottoressa Franzone e a tutto il suo staff per l’impegno dimostrato ogni giorno e per la capacità di risposta a un’utenza sempre più vasta».

